L'infinito siamo noi. Viva le zucche e i pois, ma soprattutto viva Yayoi Kusama
Ero bambino la prima volta in cui ho realizzato che due specchi messi uno di fronte all'altro creano un riflesso infinito. Fu mio padre a farmelo notare, non ricordo precisamente dove, se in un ascensore o nel bagno di qualche ristorante o nel camerino di un negozio. Fu una folgorazione per quel ragazzino pieno di fantasia e turbamenti che ero all'epoca.
Tralascio il fatto che forse non sono cambiato molto da allora, ma il fatto è che quel concetto di infinito mi sorprese in quell'occasione e ha continuato a sorprendermi nel tempo, passando dal maestro Valli che alla scuola elementare Fratelli Bandiera di Roma accennò alla sua classe scalmanata qualcosa sulle dimensioni infinite dello spazio, fino al liceo con (non vorrei sbagliare) l'asintoto, ovvero quella curva che non raggiunge mai la retta se non, appunto, all'infinito.
Ecco, ogni volta questa roba dell'infinito mi incuriosiva ma, sarà forse per il fatto che le cose imparate a scuola le sentiamo come una........
