Il 25 aprile di ogni anno restituisce alla parola libertà la sua verità più profonda
“E le genti che passeranno ti diranno che bel fior”. È un fiore impreziosito dal sacrificio della vita quello di questo inno universale che trae origine dal brano cantato alla fine dell’Ottocento e ai primi del Novecento dalle mondine, lavoratrici stagionali delle risaie della Pianura Padana in segno di protesta per le condizioni di lavoro durissime, per le lunghe ore costrette nella gelida umidità e per lo sfruttamento senza scrupolo da parte dei proprietari terrieri. Un canto di dignità e di resistenza sociale prima che politica, cha migra, durante la Resistenza, dalla risaia alla montagna dei partigiani, dalla protesta sul lavoro alla lotta contro il nazifascismo, dal lamento collettivo al sacrificio individuale per la libertà.
Un canto evocativo svincolato dallo specifico momento storico in cui è sorto per ergersi a simbolo in grado di rappresentare in........
