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Nel silenzio di un teatro il tempo dello sport si ferma, con Federico Buffa

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02.06.2026

Non siamo più abituati a rimanere concentrati. La soglia dell’attenzione di una persona adulta, è scesa a quaranta secondi. Osserviamo, guardiamo, ascoltiamo. Però nel frattempo facciamo altro, quasi non fosse possibile limitarsi a una sola attività. Nelle giovani generazioni, soprattutto, l’incapacità di concentrarci su qualcosa è sotto gli occhi di tutti. E lo smartphone, senza volerlo demonizzare d’ufficio, diventa un campanello di distrazione costante e continuo.

La trappola degli highlights

Nello sport da tempo suona un allarme tra presidenti, organizzatori, decisori: o tempi e ritmi delle partite diventano incalzanti, oppure i ragazzi riducono tutto agli highlights. Ci si fanno bastare i cinque minuti di sintesi, il reel social. Il mondo non va veloce, va velocissimo, di conseguenza stargli dietro diventa complicato. Ma ci sono persone che hanno ancora la capacità di provare a interrompere il flusso.

Premesse e conseguenze

Federico Buffa è uno storyteller, per dirla all’inglese. Un narratore, volendo utilizzare in modo quasi nostalgico la nostra lingua. Lui di etichette però non ne ha mai volute e d’altronde quando un avvocato decide che raccontare lo sport diventa la vera missione personale, allora pretendere di affibbiargli un ruolo è esercizio inutile. La tv privata lo ha condotto........

© Corriere delle Alpi