Omicidio Regeni, dalle bugie dell’Egitto agli scoop inventati: il depistaggio di Stato
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Dieci anni dopo la morte del ricercatore esce il docufilm «Tutto il male del mondo»
Lâoccultamento e lâinquinamento delle prove che per dieci anni hanno deviato e ostacolato le indagini sul sequestro e lâomicidio di Giulio Regeni sono lo strumento e il frutto di un depistaggio di regime, che ha coinvolto lâEgitto in tutte le sue articolazioni: il potere politico, con il governo e gli apparati di sicurezza che ne sono lâemanazione; la magistratura che da un certo momento in avanti ha negato ogni collaborazione con quella italiana; lâinformazione con la diffusione di bugie che dovevano seppellire il caso insieme al corpo martoriato del ricercatore friulano.
I servizi trasmessi dalle televisioni della Repubblica araba sulla scomparsa di Giulio e il successivo ritrovamento del cadavere sono parte integrante del piano di manipolazioni e menzogne veicolate per occultare la verità . Messo in atto la sera stessa del 25 gennaio 2016, subito dopo lâallarme lanciato dal professore che aveva fissato lâappuntamento al quale Regeni non è mai arrivato.
Il professore avvisò lâambasciatore italiano in Egitto, che chiamò il funzionario dei servizi segreti italiani per chiedere notizie a quelli del Cairo. La risposta fu che non ne avevano, ma non era vero. Perché Giulio era stato inghiottito proprio dal sistema di sicurezza egiziano. Dopo essere stato «attenzionato» a lungo per via delle sue ricerche, come ammetterà qualche giorno più tardi una fonte diretta dellâambasciatore, «un militare molto influente».
Giulio........
