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Trump un anno dopo: un «insolito» bilancio visto da destra (quella seria)

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22.01.2026

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Un anno di Trump, visto da destra. Ecco un bilancio inusuale, che non varca spesso l’Atlantico. Pochi europei riescono ad avere questa prospettiva: il giudizio di un’America conservatrice e al tempo stesso lucida, capace di prendere le distanze dal presidente. The National Review ha proprio queste caratteristiche. È l’organo di una destra storica che affonda le sue radici nella rivoluzione reaganiana. Sa riconoscere dei meriti a Trump, non scimmiotta la sua demonizzazione indiscriminata in voga nei media progressisti e in Europa. Non esita a criticarlo e anche stroncarlo quando lo ritiene opportuno: cioè spesso. Sa maneggiare l’ironia. Il giudizio complessivo della direzione della National Review ha dei segni più e dei segni meno. Tra questi ultimi figura la Groenlandia. Merita attenzione però un dettaglio: l’operazione-Groenlandia per quanto condannata non occupa un posto smisurato, anzi è considerata abbastanza marginale, e si colloca all’interno di un bilancio largamente positivo della politica estera. Il giudizio più negativo si concentra su altri aspetti dell’operato trumpiano, dazi inclusi. Eccovi il testo.

«Il presidente Trump è entrato in carica un anno fa con l’urgenza di un uomo a cui è stato appena detto che gli restano pochi mesi di vita. Nel giro di poche ore dal giuramento aveva già firmato una valanga di ordini esecutivi, sia per smantellare le azioni unilaterali di Joe Biden sia per compiere passi radicali a favore della propria agenda.

Ha continuato a mantenere un ritmo frenetico. Al momento sembra occuparsi di tutto, dal Kennedy Center al Venezuela, almeno nominalmente. Solo nell’ultima settimana circa ha cercato di fare pressione sull’Iran perché smettesse di uccidere i manifestanti e, con conseguenze molto meno rilevanti,........

© Corriere della Sera