Negli Usa 200 mila operai in meno: la promessa tradita dei dazi
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I dazi americani riescono a smentire tutti. Gli economisti ortodossi, che li condannano, avevano previsto una poderosa inflazione di cui non câè traccia. (Ma lâonestà intellettuale di fare autocritica è invisibile quanto lâinflazione stessa).Â
I dazi smentiscono anche chi li ha voluti. Non mantengono finora la principale promessa di Donald Trump: reindustrializzare gli Stati Uniti.Â
In teoria, rendendo più care le importazioni di prodotti stranieri, cresce la convenienza a produrre qui negli Stati Uniti. Questo dovrebbe riflettersi in un aumento delle assunzioni di operai. «Missing in action»: invisibile pure quello. Anzi, sono scomparsi ben 200 mila posti di lavoro aggiuntivi, nel settore manifatturiero.Â
Attenzione, questa distruzione di mansioni operaie è stata rilevata in un arco temporale che va dallâinizio del 2023 e arriva fino ai primi otto mesi della presidenza Trump. Include quindi lâintero secondo biennio dellâAmministrazione Biden, e lâinizio del suo successore. La reindustrializzazione lâavevano promessa e perseguita tutti e due.
La presidenza democratica aveva privilegiato il protezionismo dei sussidi, con due leggi molto generose (Inflation Reduction Act e Chips Act) aveva inondato con centinaia di miliardi di dollari di aiuti di Stato le multinazionali straniere disposte a investire negli Usa per costruire fabbriche. Trump ha spostato lâaccento sui dazi. Sovvenzioni pubbliche e dazi sono due forme di protezionismo e hanno lo stesso obiettivo, modificare il calcolo di convenienza del sistema delle imprese, rendere più redditizio produrre negli Stati Uniti. Ma il bilancio sullâoccupazione operaia finora è negativo. Perché?
Non........
