menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Il capitalismo è cambiato: tecnologie e rapporto capitale-lavoro, ecco l'origine delle nuove diseguaglianze

31 58
14.02.2026

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

L'America continua a sfornare dati economici positivi - da ultimo un aumento dell'occupazione molto migliore delle aspettative a gennaio ( 130.000 assunzioni al netto dei licenziamenti) e un'inflazione più moderata del previsto (solo 2,4%) - eppure sappiamo che l'umore nazionale tende al negativo. 

In particolare permane un'elevata insoddisfazione per il carovita, che potrebbe contribuire a una disfatta elettorale dei repubblicani nelle legislative di novembre.

Per conciliare questi aspetti apparentemente contradditori - dati macro buoni, atmosfera pessimista - una delle spiegazioni sta nelle diseguaglianze crescenti. Queste però vanno analizzate in profondità. Bisogna cominciare sfatando un mito molto europeo: il capitalismo Usa non è «selvaggio e sfruttatore». In realtà è ben più generoso di quello europeo nei livelli salariali, e questo contribuisce ad alimentare un'immigrazione dall'Europa verso gli Stati Uniti che neppure Trump riesce a fermare.

Però qualcosa nella struttura del capitalismo americano ha spostato risorse dai salari ai profitti, dal monte retribuzioni ai dividendi azionari. Attenzione, questo contribuisce anche ad arricchire certe categorie di lavoratori: i talenti più ricercati che vengono pagati in stock-option e distribuzioni di azioni; i manager che ricevono compartecipazioni al capitale; anche quel vasto ceto medioalto che ha una quota cospicua di risparmi in azioni e quindi partecipa dell'arricchimento in conto capitale. 

Quest'ultima componente tra l'altro spiega la buona tenuta dei consumi americani: funziona un effetto-ricchezza, per cui una parte della popolazione guarda ai rialzi delle Borse, si sente più ricca, e spende.

Il cambiamento strutturale del rapporto capitale/lavoro è molto legato alle rivoluzioni tecnologiche. Eccone una sintesi brillante che estraggo e sintetizzo per voi da un articolo di Greg Ip sul Wall Street Journal («The Big Money in Today’s Economy Is Going to Capital, Not Labor») il quale a sua volta attinge ai lavori di diversi economisti tra cui il Premio Nobel Daron Acemoglu del MIT e Pascual Restrepo di Yale.

Un confronto tra due icone industriali separa due epoche del capitalismo americano. Nel 1985 IBM era l’azienda di maggior valore degli Stati Uniti, tra le più redditizie, e anche uno dei maggiori datori di lavoro, con quasi 400.000 dipendenti. Oggi Nvidia vale quasi venti volte di più (a prezzi reali:........

© Corriere della Sera