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L’inchiesta Glovo e gli algoritmi senza diritti, chi riscatta davvero il lavoro povero

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11.02.2026

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La piattaforma di food delivery e quell’accusa di caporalato lontana dalle campagne

Negli anni ‘90 per indicare il paradigma del lavoro povero si usava l’espressione mcjob ovvero la condizione dei dipendenti del colosso americano della ristorazione veloce McDonald’s. Bassi salari, scarsa qualificazione, bassa rotazione e limitate prospettive di crescita. 

Oggi per compiere la stessa operazione si fa riferimento ai rider impegnati nella consegna del cibo da parte delle grandi piattaforme come Glovo e Deliveroo. 

Di tempo ne è indubbiamente passato tanto, però pochi mesi fa il caso vuole che proprio la McDonald’s Italia abbia firmato ben due accordi integrativi con i sindacati di categoria. Accordi che regolano materie delicate come la gestione del part time e la rotazione delle mansioni ed estendono uguali diritti ai negozi gestiti in franchising.

Per i rider ancora oggi invece c’è voluta un’indagine della Procura di Milano per squadernare le proibitive condizioni di lavoro e di paga a cui sono sottoposti i ciclofattorini di Glovo. L’accusa formulata dal pm Paolo Storari è di caporalato, che questa volta non sarebbe avvenuto nelle più lontane campagne del profondo Sud ma nel pieno centro di città considerate il non plus ultra della modernità come........

© Corriere della Sera