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Achille Lauro: «Sono uscito dai bassifondi. Scappai di casa a 15 anni, oggi aiuto i ragazzi fragili. Preferisco restare solo piuttosto che tradire»

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23.02.2026

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Achille Lauro: «Sono uscito dai bassifondi. Scappai di casa a 15 anni, oggi aiuto i ragazzi fragili. Preferisco restare solo piuttosto che tradire»

«Oggi ho una vita alienante, dormo 4 ore a notte. Ultimo è un nerd come me»

Achille Lauro (foto Andrea Bianchera)

Ripubblichiamo l’intervista di Aldo Cazzullo a Achille Lauro, pubblicata nel 2023. Achille Lauro è il co-conduttore della seconda serata di Sanremo, quella di mercoledì 25 febbraio.

Achille Lauro, sono uno dei milioni di italiani che è andato in fissa con «Incoscienti giovani».«In effetti è la seconda canzone più ascoltata del 2025».

Ma a Sanremo è arrivata solo settima.«Non importa. Alla fine è un po’ come se l’avessi vinto».

«Oh, bambina...».«Mi sono messo al pianoforte, da solo, nella mia casa di Milano, e l’attacco mi è venuto subito: oh, bambina... Nella prima versione della canzone, questo grido di richiamo — oh, bambina — ricorreva molto più spesso. Anche il ritornello era diverso: “Dammi una carezza amore mio/ la tua dolcezza a casa mia...”».

Chi è la bambina?«Un mio antico amore. Ma posso essere io stesso, la bambina. È una canzone molto autobiografica. Io le canzoni le vesto, le vivo, le rubo dalla realtà. Non mi invento niente. Faccio così anche con i concorrenti di X Factor: oltre alla voce, cerco di far emergere l’anima».

È rimasto male che non abbia vinto il suo campione, eroCaddeo?«No. Non mi interessa sparare a caso, su più generi. Prima capiamo chi sei. Uscirai da lì con una fan base, e soprattutto avendo capito chi sei».

Torniamo a «Incoscienti giovani». Qualcuno all’inizio aveva inteso male il testo: «Tutto quello che hai passato all’università...».(Lauro sorride): «È vero, me lo dicono in tanti... In realtà, la canzone dice: tutto quello che hai passato è un’università. È un’esperienza personale, è un romanzo di formazione».

«E tuo padre non tornava la sera, l’hai visto solo di schiena...». È suo padre?«Sì. La famiglia a un certo punto si è divisa. Sono emozioni forti, quelle che ho passato. Ma poi ci siamo ritrovati, e non voglio dire cose della mia famiglia se non belle. C’è molto di mio padre in me. Il suo non stare mai fermo, il suo lavorare sempre e sempre cambiando lavoro, professore avvocato magistrato, senza accontentarsi mai».

«No, lo so gli vuoi bene...».«Cos’è il bene? Ognuno lo esprime come meglio crede. Alla mia età, a 35 anni, lo capisci di più. Quando cresci, allora comprendi, e perdoni. Inizi a vedere il mondo da adulto, ti rendi conto che la vita è difficile per ognuno. A vent’anni ti sopravvaluti, hai la presunzione di sapere tutto, di poter giudicare».

«L’amore è come una pioggia sopra Villa Borghese...».«Villa Borghese è stupenda, Roma è stupenda, la mia città, anche se vivo a Milano dove succedono un sacco di cose; e nello stesso tempo è uno stupendo imperfetto. E l’imperfezione è importantissima. Le mie canzoni esprimono un’insoddisfazione perenne. È una benedizione, ma anche una maledizione. Invidio chi si accontenta. Io amo quello che non ho. Invidio mia cugina, che sognava una famiglia numerosa e ora ha quattro figli».

Lei figli non ne vuole?«Al contrario.........

© Corriere della Sera