Domenico, cento genitori in sit-in al Monaldi «Stop gogna mediatica, Oppido non si tocca»
Sit-in alla presenza di molti bambini operati dal primario sospeso e sotto inchiesta per omicidio colposo: «Stop ai processi mediatici, i nostri figli hanno ancora bisogno di cure»
Un momento della manifestazione di questa mattina all'esterno del Monaldi (Ansa)
«Anche noi chiediamo verità per Domenico ma il professore Oppido ha ridato luce e speranza alle nostre vite: la giustizia abbia il suo corso ma nelle sedi opportune». Così la mamma di una piccola trapiantata questa mattina all'esterno dell'ospedale Monaldi di Napoli, nel corso della manifestazione inscenata da un centinaio di genitori che hanno avuto i loro piccoli ospiti e poi operati nella struttura sanitaria finita nell'occhio del ciclone dopo la morte del piccolo Domenico Caliendo.
Bambine e bambini i cui nomi hanno riecheggiato stamani al Monaldi - Gaia, Gabriele, Michele, Karol, Gioia per citarne alcuni - hanno tutti una cosa in comune: sono stati operati «e salvati», hanno spiegato i loro genitori, dal cardiochirurgo Guido Oppido. Lo stesso professionista finito sotto inchiesta assieme ad altri sei sanitari, tra medici e paramedici, indagati per omicidio colposo nell'ambito del fascicolo aperto dalla Procura di Napoli dopo la morte del bambino di Nola trapiantato il 23 dicembre scorso con un cuore risultato «danneggiato» perché arrivato congelato da Bolzano.
Le foto di questi bambini, alcuni di loro anche in braccio al chirurgo Oppido, sono state esposte davanti all'ospedale Monaldi dai loro genitori che, ancora una volta, e non senza polemiche anche a livello politico, hanno espresso solidarietà al primario coinvolto nella triste vicenda di Domenico Caliendo, morto lo scorso 21 febbraio dopo essere rimasto per 60 giorni in coma farmacologico attaccato ad un macchinario.Preoccupati per il futuro dei loro figli, alcuni indossando una maglietta bianca con un cuore rosso, i genitori dei piccoli trapiantati hanno voluto essere presenti a questo sit-in anche per chiedere che venga messa fine alla gogna mediatica.
Cinzia, madre di una bimba di 11 anni diventata una paziente di Oppido a Bologna, ha detto: «Mia figlia ha subito 14 interventi, tra cuore e cervello. Oppido l'ha operata la prima volta nel 2015, al Sant'Orsola di Bologna, dove mi recai perché in altri ospedali non mi venne data alcuna speranza. Quando poi si è trasferito a Napoli l'abbiamo seguito e nel 2018 ha impiantato un pacemaker alla mia bambina».La donna ha ricordato che «chi ha intrapreso questa guerra mediatica dimentica che ci sono altri bambini che hanno bisogno di essere curati e questo è un particolare che non può essere trascurato». Davanti al Monaldi, sotto le foto di alcuni dei bimbi sottoposti a intervento dal cardiochirurgo, campeggia uno striscione: «Oppido non si tocca».
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15 marzo 2026 ( modifica il 15 marzo 2026 | 15:28)
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