Giusy Paolillo: «Da cassiera a violinista nell'orchestra di Sanremo. Il mio sogno si è avverato»
La grande avventura al festival di una salernitana di 28 anni. «La musica ha dei costi, dall'età di quindici anni lavoro per mantenermi»
I sogni son desideri e non c’è bisogno di scomodare Cenerentola per averne la certezza. Giusy Paolillo, 28 anni, di Salerno, una vita piena di mestieri per sbarcare il lunario e di cani per assecondare lo spirito animalista (ne ha cinque: un corso, un pitbull, un bulldog francese, un meticcio e uno appena arrivato di pochi mesi), è riuscita a realizzare la sua più grande aspirazione: suonare il violino nell’orchestra sinfonica del Festival di Sanremo. È rientrata da qualche giorno a casa dopo un mese e mezzo, tra prove e serate in diretta tv, trascorso nella città dei fiori. L’entusiasmo le è rimasto attaccato addosso, parla di tutto e di tutti in termini elogiativi («tutti dolcissimi, tutti carinissimi») e fa la conta dei primi piani che la regia televisiva le ha dedicato durante l’esecuzione delle canzoni.
Giusy, come sta? Smaltita la sbornia sanremese? «Macché, sono ancora in coma... ho il cellulare pieno di messaggi e solo ora trovo il tempo per rispondere». Come ha fatto ad arrivare al Festival? «Tramite un amico sono riuscita a recuperare il numero di telefono del primo violino dell’Orchestra di Sanremo e ho avanzato la mia candidatura. La risposta è stata: siamo al completo, se qualcuno si ammala o rinuncia ti faccio sapere».
Probabilità pari allo zero. «E invece a fine novembre mi richiama e dice: sei dei nostri. Poi a Bologna, dove ero impegnata in un concerto, mi arriva tutta la documentazione da firmare. Mai vissuta un’emozione così grande».
Avrà influito il suo curriculum nella scelta? «Non lo so, ho conseguito la laurea triennale a Ferrara, la specialistica a Bologna e la doppia laurea in musica da camera a Salerno».
Ma veramente il Festival di Sanremo era in cima ai suoi obiettivi? «Guardi, le confido una cosa: quando avevo sei anni e seguivo il festival in tv restavo affascinata dalle inquadrature delle violiniste dell’orchestra e dicevo ai miei genitori: voglio farlo anche io! Così a sette anni e mezzo ho cominciato a studiare violino».
Il sogno si è avverato con tanto di inquadrature. «Avrò avuto almeno 6-7 primi piani e sono uscita un po’ in tutte le canzoni, da Olly a Eros Ramazzotti».
Immagino la felicità dei suoi genitori. «Ogni volta che chiamavo a casa mio padre si metteva a piangere».
Il coronamento di un sogno comporta anche dei sacrifici. «Beh, sì, la musica ha i suoi costi e io non ho mai voluto gravare sui miei genitori che già hanno fatto tanto per me. Dall’età di 15 anni ho cominciato a lavorare: cameriera, cassiera, barista, receptionist. Sono anche maestra di danza. Di notte lavoravo e la mattina presto mi alzavo per andare a studiare».
E il violino? «È il mio compagno fedele. L’anno scorso ho suonato in tournée con Renato Zero e a settembre invece ho fatto parte del concerto di Sal Da Vinci».
Contenta che abbia vinto il Festival? «Contentissima, si è visto anche in tv al momento in cui hanno annunciato la sua vittoria: mi sono alzata in piedi e mi sono messa ad esultare. Appena mi ha fatto sentire la sua canzone glielo dissi: vincerai tu».
«Per sempre sì» però sta dividendo l’Italia, qualcuno ha detto che è la canzone più brutta che abbia mai vinto Sanremo. «Non è vero, è una bellissima canzone d’amore. Sal è un tipo molto emotivo, ansioso, e sicuramente tutte queste critiche non gli fanno bene. Con noi orchestrali è sempre stato molto carino, ci portava le sfogliatelle alle prove».
Altri incontri degni di nota? «Con Carlo Conti, ci siamo fatti la foto insieme. Io ho il piercing al naso, lui fece una battuta e ci mettemmo a ridere. Dargen D’Amico è simpaticissimo, scattava lui le foto con i nostri telefonini. E anche Laura Pausini è stata sempre disponibile».
E ora cosa succede? «Si torna alla vita di tutti i giorni: continuo a dividermi tra gli spettacoli, ho una cinquantina di eventi privati in estate, e il lavoro da receptionist in una nota struttura balneare salernitana. Ah, dimenticavo sto facendo anche il TFA (Tirocinio Formativo Attivo) per abilitarmi all’insegnamento di sostegno nelle scuole di ogni ordine e grado».
Ma ha deciso cosa farà da grande? «Mi piace girare il mondo e conoscere persone. Spero di poter continuare a suonare però nel frattempo non mi precludo altre strade. Come quella dell’insegnamento». Tornerà al Festival di Sanremo? «Quando ci siamo salutati, ed è stata davvero dura perché eravamo diventati una vera e propria famiglia, tutti i miei amici orchestrali mi hanno augurato di tornare a Sanremo l’anno prossimo. Qualcuno ne era addirittura sicuro».
Tre aggettivi per definirsi. «Solare, forte, onesta».
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5 marzo 2026 ( modifica il 5 marzo 2026 | 07:24)
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