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Una storia di famiglia nel «Caprilegio» di Margherita Laterza

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Nel docufilm premiato al Bif&st per la Migliore Regia, la storia familiare, intima e dolorosa della bisnonna adottiva di Laterza restituisce una ricostruzione della Capri degli anni ’30 e ’40 del secolo scorso

«A sient’ ‘a paura? È l’anima annura». La paura, l’anima nuda: in Caprilegio di Margherita Laterza e Rosa Maietta è quella di Capri stessa che viene mostrata. Nel docufilm, premiato al Bif&st per la Migliore regia, la storia familiare, intima e dolorosa della bisnonna adottiva di Laterza restituisce una ricostruzione storica della Capri degli anni ’30 e ’40 del secolo scorso.

È Margarete Bielschovsky, da cui Laterza eredita il nome, a essere raccontata. Una donna ebrea che scappa dalla Germania nazista e approda su un’isola assolutamente libera e anticonformista, come lei. «Non poteva essere che Capri ad accoglierla»,........

© Corriere del Mezzogiorno