Ristorante «Quattro passi», il Tar conferma l’ordinanza di demolizione
I giudici hanno però sospeso l’acquisizione della struttura al patrimonio comunale, che doveva scattare dopo 90 giorni
Antonio Giovanni Mellino e Rita Vinaccia, i proprietari del ristorante «Quattro Passi», che è nella frazione Nerano del comune di Massa Lubrense ed è l’unico al Sud premiato con le Tre Stelle Michelin, hanno rinunciato al ricorso al Tribunale del Riesame, che avrebbe dovuto pronunciarsi sulla legittimità del sequestro dell’intero complesso disposto dal gip del Tribunale di Torre Anunziata il 26 gennaio, su richiesta della Procura della Repubblica coordinata dal pm Nunzio Fragliasso, per lottizzazione abusiva.Hanno invece depositato il 19 febbraio una istanza di dissequestro temporaneo per giorni sette, al fini di consentire l‘accesso ai luoghi ad un proprio tecnico perché effettui i rilievi necessari ad un progetto di demolizione di alcuni degli immobili. In questo contesto arrivano adesso le due ordinanze del Tar Campania ai quali Mellino e Vinaccia avevano presentato ricorso a dicembre, dopo che il Comune di Massa Lubrense aveva emanato nel confronti dei «Quattro Passi» un’articolata ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi ed aveva avvertito che, decorsi 90 giorni, sarebbe stata disposta l’acquisizione del ristorante al patrimonio comunale.
Il Tar ha accolto la richiesta di sospensiva solo in relazione all’acquisizione al patrimonio delle aree oggetto della ordinanza di demolizione impugnata. In sostanza, ha sospeso la parte del provvedimento comunale la quale recitava: «Il decorso infruttuoso del termine dei 90 giorni determinerà l’automatico effetto traslativo della proprietà in favore del patrimonio disponibile del Comune di Massa Lubrense».
I giudici hanno così deciso proprio in relazione alla circostanza che nel frattempo Mellino e Vinaccia hanno avviato con la Procura di Torre Annunziata il discorso relativo alla demolizione delle opere abusive. La palla, dunque, torna adesso alla Procura coordinata da Fragliasso, la quale si dovrà pronunciare in merito alla istanza di dissequestro per sette giorni finalizzata ai rilievi del tecnico del privato e valuterà poi il cronoprogramma delle demolizioni che sarà presentata dai proprietari del ristorante.
L’ordinanza di demolizione del Comune era stata emanata all’esito di diversi sopralluoghi, compreso quello che si svolse ad ottobre 2025 ed al quale prese parte anche la Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Molteplici sono le opere che il Comune e la Procura considerano prive di autorizzazione. Eccone alcune: lo sbancamento di un terrazzamento, l’ampliamento di un sentiero pedonale per il passaggio di mezzi meccanici, una pista in terra battuta che attraversa vari terrazzamenti, un ufficio, una pasticceria, ampliamenti del ristorante in direzione est ed ovest, la chiusura del terrazzo della sala ristorante, l’ampliamento di una cucina. Nel mirino ci sono anche una piscina di 59 metri quadrati, un corpo di fabbrica su due livelli che è composto da 10 camere con bagni ed è adibito ad attività turistico ricettiva, un corpo di fabbrica su due livelli, che è arredato ed in uso, la cantina interrata, un locale lavanderia ed un altro corpo di fabbrica di circa 76 metri quadrati. Per alcune di tali opere era stata richiesta negli anni passati licenza edilizia in sanatoria e tuttavia, secondo il Comune, «l’intervento unitario accertato integra la lottizzazione abusiva materiale, stante la radicale trasformazione di un’area agricola in un insediamento ricettivo monumentale e privo di pianificazione generale».
Il compendio in esame, argomentava l’amministrazione, «presenta una complessa, imponente e devastante operazione immobiliare, che ha mutato radicalmente la destinazione d’uso di una vasta area da agricola a ricettiva di lusso (con suite, ristorante, case residenziali, cantina, cunicoli ipogei, percorsi, pista interpoderale, piscina ed incrementi volumetrici massivi)».Proseguiva l’ordinanza: «La rilevanza internazionale della struttura ed il prestigio derivante dai riconoscimenti gastronomici, invocati dalla difesa per sollecitare una gestione negoziata del ripristino, non costituiscono presupposti giuridici per derogare ai vincoli di tutela territoriale. Lo status di attività di eccellenza non esonera dal rispetto del regime di inedificabilità della zona 1b del Put, perché il grado di offensività della lottizzazione è particolarmente elevato».
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