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A Napoli fa scalo la nuova Flotilla diretta a Gaza

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09.04.2026

Gli equipaggi della Thousands Madleens to Gaza e della Freedom Flotilla Coalition sosteranno a Napoli fino al 12 aprile e nei prossimi tre giorni sono previste diverse iniziative in città

A fine marzo ha fatto scalo a Napoli, nel porto di Mergellina, una delle imbarcazioni della Sumud Flotilla, che è diretta Gaza per la seconda volta -  dopo la missione che in autunno fu stroncata dall’abbordaggio da parte della Marina israeliana - con lo scopo di portare aiuti umanitari e di sensibilizzare la pubblica opinione sulle condizioni di repressione, insicurezza ed indigenza nelle quali tuttora vivono i palestinesi all’interno della Striscia. 

Era la Domenica delle Palme ed i naviganti sono stati salutati da terra dagli attivisti della Rete napoletana per la Palestina con ramoscelli di ulivo, cori e sventolio di bandiere. 

Domani a Napoli sono attese altre imbarcazioni impegnate nella navigazione verso Gaza nell’ambito di una iniziativa diversa, sia pure con alla base le medesime finalità, da quella della Sumud Flotilla. Sono le barche di Thousands Madleens to Gaza e della Freedom Flotilla Coalition, che danno vita anch’esse ad una missione internazionale «per sfidare il blocco e fornire solidarietà concreta al popolo palestinese». 

Sono partite da Marsiglia e, dopo lo scalo napoletano, faranno una seconda tappa a Cetraro, sulla costa calabrese, prima di affrontare il mare aperto in direzione di Gaza. Gli equipaggi sosteranno a Napoli fino al 12 aprile e nei prossimi tre giorni sono previste diverse iniziative in città. 

«Abbiamo scelto Napoli – dicono – perché è una città che storicamente si è schierata contro l’oppressione». Quanto a Cutro, argomentano: «In una regione segnata da anni di tagli ai servizi pubblici, la trasformazione di un porto pubblico in un centro per la solidarietà internazionale è una forma di rifiuto dell’economia di guerra, a favore degli investimenti sociali e dei diritti». 

A bordo delle venti imbarcazioni della Thousand Madleens, dicono i partecipanti alla missione, ci sono «forniture civili essenziali che sono state richieste dalla popolazione palestinese per ricostruire ciò che è stato distrutto. Sementi agricole e sistemi di irrigazione, materiale scolastico, materiale artistico e kit per il ricamo, prodotti igienico - sanitari. Tutto ciò che si trova a bordo è il risultato di campagne internazionali di raccolta fondi e di solidarietà dal basso».

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