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Domenico Caliendo, Oppido si difende: «Non espiantai 12 minuti prima. Nessuno mi comunicò che il nuovo cuore era danneggiato»

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01.04.2026

L'interrogatorio del cardiochirurgo dell'ospedale Monaldi che effettuò il trapianto: «Ho effettuato l'espianto solo dopo l'arrivo del nuovo organo»

Il cardiochirurgo Guido Oppido

«Nessuno ha comunicato al dottor Oppido che il cuore era danneggiato e non spettava a lui controllare. Inoltre, agli atti ci sono fotografie che attestano che il nuovo cuore era arrivato in sala operatoria alle 14.26 del 23 dicembre, mentre un video attesta che l’espianto al povero Domenico Caliendo è avvenuto alle 14.34». Una difesa tecnica e nel merito, quella del cardiochirurgo Guido Oppido, tra dati documentali e sanitari, per rispondere ieri in particolare alle pesanti accuse di falso nella cartella clinica ed evitare la sospensione dalla professione chiesta dalla Procura di Napoli.

È durato circa tre ore e mezza ieri l’interrogatorio preventivo di Oppido che, difeso dagli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, sta cercando di evitare la misura interdittiva chiesta dal pm Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci, nell’ambito delle indagini sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto all’ospedale Monaldi di Napoli il 21 febbraio per le conseguenze di un trapianto di cuore fallito. Il nuovo organo era stato trasportato da Bolzano a Napoli in un contenitore isotermico di vecchia generazione con l’utilizzo errato di ghiaccio secco, che aveva parzialmente congelato le fibre del muscolo cardiaco. «Nessuno lo aveva comunicato» hanno ribadito i legali di Oppido al termine dell’interrogatorio.

I tempi dell'intervento

Oppido ha cercato di spiegare che «il cuore è stato espiantato 8 minuti dopo l’arrivo del nuovo organo in sala operatoria, che invece è stato controllato solo 12 minuti dopo il suo arrivo». Minuti che hanno fatto la differenza nell’intera vicenda e che potrebbero fare la differenza anche nell’intera ricostruzione accusatoria, finora legata ai dati provenienti dai racconti dei testimoni presenti in sala operatoria e dalla documentazione sanitaria. Anche quella è stata contestata dal cardiochirurgo, e in particolare la cartella CEC in cui i perfusionisti riportano i dati della circolazione extracorporea e il clampaggio — il punto di non ritorno — viene attestato alle ore 14.18. 

«Sul piano documentale, nella cartella CEC, quando hanno inizio la circolazione extracorporea e il clampaggio dell’aorta, non può esistere una pressione sistolica e diastolica come invece appare successivamente» hanno spiegato i legali. In pratica, se l’aorta viene chiusa per avviare l’espianto del cuore nativo malato, il battito e la pressione non possono essere misurati, invece il dato nella cartella CEC compare anche successivamente. Ma a cristallizzare gli orari, secondo gli avvocati Manes e Sorge, ci sono dati certi offerti da foto e video forniti dai testimoni: «Nel video il cuore alle 14.34 dimostra un’attività pulsatile molto significativa che, dal punto di vista scientifico, a nostro avviso testimonia che il clampaggio dell’aorta è avvenuto 8 minuti dopo l’arrivo dell’organo del donatore».

Sentita anche Bergonzoni

Ieri si è difesa dalle accuse di falso anche la seconda operatrice Emma Bergonzoni che ha confermato la correttezza del contenuto della cartella clinica. L’inchiesta per omicidio colposo vede indagate altre cinque persone. Intanto, questa mattina la famiglia di Domenico non parteciperà alla cerimonia di commemorazione in onore del bambino presso l’Ospedale Monaldi di Napoli, dove è prevista la piantumazione di un ulivo in ricordo del piccolo. «Pur apprezzando l’iniziativa — comunicano i Caliendo — ci riserviamo l’opportunità di ulteriori incontri con lo staff dell’Azienda Ospedaliera dei Colli solo dopo l’8 aprile, quando l’avvocato Francesco Petruzzi incontrerà i vertici del Monaldi». In quella data si discuterà della richiesta di risarcimento da 3 milioni di euro avanzata dal legale.

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