Camorra a Napoli, al Rione San Francesco abbattuta villa abusiva: sulla parete il "diploma" di «miglior boss del mondo»
L'immobile, di oltre 500 metri quadrati, era appartenuto alla famiglia Botta legata al cartello Licciardi-Contini-Mallardo dell'Alleanza di Secondigliano
Su una parete, all'interno della villa, c'era un finto diploma, omaggio al «miglior boss del mondo». Tutt'intorno arredi barocchi, eccessivi, come spesso accade negli immobili della camorra, a ostentare il potere di chi, in quella casa, aveva abitato. È venuta già stamattina, sotto i colpi delle ruspe attivate da Acer (Agenzia campana per l'edilizia residenziale), una villa abusiva di oltre 500 metri quadrati nel Rione San Francesco, a Napoli, in zona Capodichino, ultimo manufatto irregolare rimasto nell'area. «La villa - spiega il sottotenente Vincenzo Pagano della Unità operativa Tutela edilizia e Patrimonio della Polizia Municipale di Napoli - era appartenuta alla famiglia Botta che fa riferimento al cartello Licciardi-Contini-Mallardo dell'Alleanza di Secondigliano». Famiglia, si sottolinea, coinvolta di recente nell'inchiesta che ha svelato condizionamenti criminali nella gestione dell'ospedale San Giovanni Bosco.
La villa, evidenziano i dirigenti Acer, era «divenuta nel tempo simbolo di un contesto segnato da radicate dinamiche di illegalità e dalla presenza di interessi riconducibili ad ambienti criminali, è stata oggetto negli anni di un'azione costante da parte delle autorità dello Stato», sottolineano i dirigenti Acer. L'immobile, realizzato in totale assenza di titolo edilizio, occupava una superficie di circa 550 metri quadrati di area di sedime ed era configurato come villa a corte, con pertinenze esterne a giardino e ambienti interni caratterizzati da arredi di marcatamente ostentativi. Come il "diploma" di "miglior boss del mondo".
L'intervento odierno si inserisce in un percorso complesso, attuato da Acer Campania con il sostegno del ministero dell'Interno, della Prefettura di Napoli, della Questura di Napoli, della Procura della Repubblica, della Regione Campania e del Comune di Napoli, che hanno garantito, ciascuno per le proprie competenze, le condizioni necessarie per l'esecuzione dell'ordine definitivo di abbattimento e lo svolgimento delle operazioni in sicurezza. «Questo intervento - dichiara il presidente di Acer Campania David Lebro - è il risultato di un'azione istituzionale concreta e condivisa. La collaborazione tra tutte le istituzioni coinvolte ha reso possibile portare a compimento un procedimento complesso, riaffermando in modo chiaro il principio di legalità e la capacità delle istituzioni di operare insieme per il presidio del territorio».
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