I figli hanno diritto al loro dolore, ma non al governo della nostra vita
La posta del cuore del Corrmezz, le lettere di D.56 e Kpi34
Cara Candida, ho 56 anni e sono vedova da sette anni. Mio marito è stato l’amore della mia vita. I nostri figli oggi hanno 20 e 17 anni e, per cinque anni, ho semplicemente cercato di tenere insieme me stessa e loro. Due anni fa, ho conosciuto un uomo. Ha 59 anni, è divorziato, ha una figlia grande. Non è entrato nella mia vita come una tempesta. È arrivato piano. All’inizio, un caffè, poi una cena, poi un fine settimana. Con lui sono tornata a ridere, perfino a comprare un vestito pensando a come lui mi avrebbe guardata. I miei figli non l’hanno mai accettato davvero. Mia figlia mi ha detto che le fa impressione vederlo seduto sul divano dove sedeva suo padre. Mio figlio non vuole che venga nella casa al mare. Quest’anno, quando ho proposto che lui fosse con noi a Natale, entrambi hanno reagito malissimo. «Almeno Natale lascialo a papà», mi ha detto mia figlia. Quella frase mi ha spezzata. Perché io non ho tolto niente al loro padre. Continuo a parlare di lui, abbiamo fotografie ovunque, andiamo insieme al cimitero. Ma sono viva. Questo mio compagno non mi fa pressioni. Anzi, dice che capisce i ragazzi e che noi due possiamo festeggiare insieme il 26. Questa sua disponibilità, però, quasi mi fa stare peggio. Ho l’impressione che lui debba entrare dalla porta di servizio per non disturbare il ricordo dell’uomo che ho perduto. I miei figli hanno diritto a........
