Sartoria napoletana, un marchio di tutela per difendere la filiera
Contrastare la contraffazione, certificare la qualità e le tecniche tradizionali: l'accordo tra artigiani accademia e istituzioni.
Contrastare la contraffazione e l'uso improprio del nome «Sartoria napoletana», certificare la qualità e le tecniche tradizionali uniche al mondo, rafforzare la filiera, creando una collaborazione stabile tra maestri sarti, accademia e istituzioni. Queste le strategie operative per costruire un marchio di tutela capace di «blindare l'eccellenza artigiana partenopea contro contraffazioni e svalutazioni». Se ne è parlato nella sede del Consiglio Regionale della Campania nel corso del convegno «Sartoria Napoletana e Indicazioni Geografiche: tutela, valorizzazione e opportunità». L'evento, organizzato da Le Mani di Napoli, l'associazione che riunisce le eccellenze dell'artigianato sartoriale partenopeo con lo scopo di promuovere la qualità e la tradizione del fatto a mano e Casartigiani, nasce dalla proposta di Damiano Annunziato, vicepresidente di OriGIn, realtà che lavora per la protezione dei prodotti legati al territorio, con un obiettivo chiaro e ambizioso: avviare l'iter per il riconoscimento di un'Indicazione Geografica (IG) dedicata alla sartoria napoletana, garantendo un'etichetta di tutela che salvaguardi il lavoro artigianale e il legame indissolubile con il territorio.
Il progetto gode del supporto del MIMIT, della Regione Campania, del Comune di Napoli, di Casartigiani Napoli e di OriGIn. «Ora o mai più - ha affermato Damiano Annunziato, vicepresidente OriGIn - la sartoria napoletana ha davanti un'occasione concreta che non possiamo permetterci di perdere. Le istituzioni ci sono, gli strumenti normativi europei e nazionali sono finalmente pronti. Ora spetta ai sarti e agli artigiani fare rete: il futuro della nostra arte dipende dalla scelta di muoversi adesso, insieme. Oggi è una giornata storica per Napoli, per la sartoria napoletana e per tutto il territorio. Mettere insieme gli attori principali, come le istituzioni e i sarti in un'unica giornata che sancirà un patto di ferro per iniziare a lavorare a un tavolo tecnico importante per portare a Napoli l'indicazione geografica, che è entrata in vigore dal primo dicembre 2025, per noi è motivo di orgoglio». Il presidente de Le Mani di Napoli, Giancarlo Maresca, ha definito la sartoria napoletana «un patrimonio culturale prima ancora che economico, difenderla significa tutelare il lavoro e l'identità di intere generazioni». Il viceministro Valentino Valentini, in un videomessaggio, ha evidenziato come «l'estensione delle Indicazioni Geografiche al comparto artigianale rappresenti un passaggio importante per la valorizzazione del Made in Italy, capace di coniugare tutela, sviluppo e competitività».
«Ringrazio i sarti di Napoli - ha affermato l'assessora al Turismo e alle Attività produttive del Comune di Napoli Teresa Armato - per il lavoro che stiamo facendo insieme, che ci sta consentendo di percorrere una strada che ci portera a difendere la grande sartoria napoletana. Parliamo di grandi nomi paragonabili a delle vere e proprie rockstar, conosciuti e ammirati in tutto il mondo. Tante persone vengono in città per acquistare i nostri capi. I grandi sarti napoletani sono davvero parte dell'identità stessa del nostro territorio». Per il vicepresidente di Casartigiani Napoli, Fabrizio Luongo, la questione è ormai centrale: «Non è più rinviabile un sistema di regole che tuteli chi opera realmente nella tradizione sartoriale napoletana. Le Indicazioni Geografiche possono offrire una risposta concreta». «Dopo il food - ha aggiunto Luongo - anche l'artigianato, nella particolare frazione della sartoria napoletana, diventa denominazione di origine geografica, una grande opportunità, un passo in più. E il napoletano non sarà più un marchio commerciale, ma un marchio identitario e soprattutto di garanzia. Napoli non deve più inseguire il mondo, ma deve dominarlo nel tema della moda, nel tema della sartoria. Noi necessitiamo non più di eventi ma di veri e propri appuntamenti programmati. Napoli con l'America's Cup può creare anche dei degli eventi collaterali che però devono diventare programmati per tempo. Con la denominazione geografica del settore c'è una valvola in più di sviluppo per l'economia e l'occupazione territoriale».
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