Iran, la guerra dell’aria non basta: perché senza truppe di terra non sarà possibile il “Regime change”
A pochi giorni dall’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, il conflitto ha assunto una forma militare ben precisa: bombardamenti strategici, attacchi missilistici e raid aerei mirati contro infrastrutture militari, sistemi di difesa e centri di comando della Repubblica islamica. La guerra, almeno per ora, si combatte prevalentemente nel cielo del Medio Oriente. L’amministrazione americana guidata da Donald Trump sembra convinta che questa strategia sia sufficiente. Il presidente statunitense ha dichiarato che un’invasione di terra dell’Iran sarebbe una “perdita di tempo”, sostenendo che Teheran avrebbe già subito perdite decisive, tra cui la distruzione della sua marina e di molte capacità militari. Dall’altra parte, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha reagito con una sfida aperta. In un’intervista a NBC News con il giornalista Tom Llamas, il capo della diplomazia di Teheran ha dichiarato che l’Iran è pronto ad affrontare un’invasione di terra e che, anzi, le forze iraniane “stanno aspettando” un eventuale sbarco americano. Questo scambio di dichiarazioni mette in luce il vero nodo strategico della guerra: i bombardamenti possono logorare l’Iran, ma difficilmente possono distruggere il regime teocratico che governa il Paese.
Il limite strutturale della guerra aerea La storia militare degli ultimi decenni mostra con chiarezza un principio fondamentale: le campagne aeree possono paralizzare uno Stato, ma raramente riescono da........
