Autodeterminazione dei popoli nell’epoca della dittatura dell’algoritmo
Da oltre un secolo l’idea di autodeterminazione dei popoli è stata il cuore pulsante di rivoluzioni, processi di decolonizzazione, lotte per l’indipendenza e rivendicazioni democratiche. Era un principio semplice, almeno nella sua formulazione: ogni comunità umana ha il diritto di decidere liberamente il proprio destino politico, economico e culturale. Ma oggi, nell’epoca in cui la vita collettiva è filtrata, organizzata e spesso indirizzata da sistemi algoritmici opachi, quel concetto sembra aver perso la sua immediatezza. Non perché sia diventato meno necessario, ma perché è diventato più difficile da esercitare. La cosiddetta “dittatura dell’algoritmo” non è un regime politico nel senso tradizionale. Non ha un volto, non ha un partito, non ha un esercito. È piuttosto un insieme di meccanismi invisibili che selezionano ciò che vediamo, ciò che leggiamo, ciò che compriamo, ciò che crediamo. È un potere che non si impone con la forza, ma con la personalizzazione. Non reprime: seduce. Non censura: ordina le priorità. Non vieta: suggerisce. E in questo suggerire continuo, incessante, calibrato sui nostri comportamenti, finisce per orientare anche ciò che pensiamo sia una scelta libera. In questo scenario, parlare di autodeterminazione dei popoli........
