La scomparsa del medico di famiglia e dei piccoli ospedali
Nei decenni passati gli assessori regionali della Sanità hanno chiuso tutti i piccoli ospedali, salvandone alcuni, riconvertiti a funzioni specifiche.
Giustificarono la soppressione affermando che erano uno spreco di denaro, che non erano sicuri, che bisognava centralizzare le risorse. Parimenti hanno risparmiato sul personale medico e infermieristico, gli addetti alla cura dei malati, investendo su quello burocratico-amministrativo, espressione quest’ultima del dominio assoluto della politica locale-regionale sulla materia sanitaria.
Ancora, il medico di famiglia da primo e fondamentale referente sanitario del malato è stato spogliato della sua professionalità specifica, rivestendolo con un abito burocratico, prescrittore seriale di farmaci e visite specialistiche. La sua funzione precipua di diagnosi e cura e di supporto umano, demandata ai distretti sanitari e alla guardia medica, spesso ignari della storia umana e patologica della persona, con la conseguenza di un inarrestabile assalto ai Pronto Soccorso. Si è distrutta così la figura del medico di famiglia, che ha fatto il paio con la chiusura degli ospedali.
Il risultato è........
