Perché un gruppo di giovani disarmati e disarmanti può fare paura?
Per rispondere a questa semplice domanda bisogna tornare indietro a un recente evento del 19 giugno 2026. Il luogo è a Roma, presso il teatro India. Il gruppo si chiama Neutralia e già il nome la dice tutta. Neutrali è il modo in cui alcune persone si pongono di fronte agli interventi di alcuni forti poteri transnazionali in termini di sovranità, e parte dallo stato d’animo interiore. Si può essere neutrali e non prestarsi a certi giochi. Ciò che non si può essere è indifferenti o equi-distanti in determinate circostanze, questo il nodo gordiano.
Differenza semantica che ha un certo valore, come la differenza di preposizione tra libero/a di e libero/a da un qualcosa. L’evento rappresenta una coscienza aperta e critica in un’epoca dove la narrativa è molto ‘medievale’. Tuttavia, nella storia dell’umana coercizione non si può mai sapere come vanno a finire le vicende. Un tempo la politica era ovunque, poi fu di moda l’antipolitica, adesso siamo all’iperpolitica; quindi, se ne parla ovunque con il risultato di ricavarne tutto e niente. In tale frangente temporale, vi sono grandi fasce delle popolazioni che preferiscono placarsi con la narrativa piuttosto che risvegliare la ghiandola pineale.
L’evento evidenzia il messaggio piuttosto che il messaggero, senza nulla togliere alle loro grandi capacità. Si chiamano: Corrado Torsello, Leonardo Rosi, Giacomo Battaglia, Lavinia Torta e Matteo Lupoi e da tre mesi fanno semplicemente divulgazione culturale circa la neutralità bellica e il diritto delle nazioni alla propria sovranità. Questo li rende vulnerabili allo shadow banning, la limitazione di una piattaforma nei confronti della visibilità di un utente. Vogliono uscire dai paradigmi destra-sinistra per intraprendere un sistema dall’alto al basso contro il riarmo. (n.b-tra l’altro questi sono proprio simili ai temi che appaiono divisivi nella piattaforma di AVS, proposte tematiche della base attiva). Erudire le coscienze verso forme pacifiche, non è solo formare persone convinte ma anche convincenti. Nell’aria già torna ad aleggiare l’uscita dalla caverna di Platone.
Tale premessa ci dovrebbe far riflettere circa una parte del primo discorso pubblico, Urbi et Orbi, di Papa Leone XIV affacciato dal balcone di San Pietro l’8 maggio 2025 (fonte, ETWN): “Anch’io vorrei che questo saluto di pace entrasse nel vostro cuore, raggiungesse le vostre famiglie, a tutte le persone, ovunque siano, a tutti i popoli, a tutta la terra. La pace sia con voi! Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente.”
Presenziano vari speaker di tutto riguardo: Alberto Contri (ex docente UILM ed ex consigliere RAI per Pubblicità Progresso), Antonella De Ninno (ricercatrice Enea per l’indipendenza energetica), Glauco Benigni (massmediologo ed ex vicedirettore Rai International), Francesco Neri (scrittore e divulgatore interdisciplinare), Guido Grossi (giurista ed ex dirigente bancario BNL). Il loro messaggio è legato da un filo conduttore, la pace come stato d’animo neutrale e strumento per la sovranità. In un Risiko tra imperi o sei imperante o sei vassallo. L’alternativa è la neutralità.
Inizia Contri che parla di ritiro del mondo dal dissenso e della poca coscienza critica rimasta ormai nella società. Del fatto che alcuni studi dimostrano come l’80% delle persone si rifiutano di analizzare e preferiscono seguire la narrativa predominante. Del fatto che sei grandi holding mediatico detengono questa narrativa e fanno capo a un certo gruppo bancario. Basta vedere come solo dopo il discorso di Tulsi Gabbard e le carte di Rand Paul, dirigente dell’intelligence USA in uscita e senatore repubblicano, si parla adesso apertamente dei 120 laboratori biologici che studiavano anche il “gain-of-function” (passaggio di specie) siti in 30 paesi, incluso Wuhan. Non a caso i vertici UE vorrebbero controllare maggiormente i social e Hollywood sfrutta il soft power di certe serie tv.
De Ninno invece non apre un discorso tecnico di sovranità energetica bensì si presenta con un libro scritto da un ventenne a metà del 1500: Discorso sulla Servitù Volontaria di Étienne de La Boétie. In sintesi, la servitù esiste poiché ci si presta ad essa, rafforzando la tirannia. Il sillogismo: accettare di non fare nulla quando si annusa tirannia equivale a supportare. Stando alla De Ninno, la posizione geografica dell’Italia e la presenza del Vaticano giovano a creare una prassi che favorisce la neutralità. Se un libro di quasi 500 anni fa viaggia ancora nelle letture allora bisogna pensare fuori dall’immediato. In fin dei conti, le rivolte francesi del 1800 (già uscì un articolo sull’Avanti circa i boulevard imperiali anti sommossa) diedero i loro frutti molto più tardi con il fiorire delle social democrazie europee. “Le idee vanno seguite al di là della fattibilità immediata” (De Ninno).
Glauco, da navigato massmediologo, parla di una rete internet che va preparata per i popoli e non per gli oligarchi. Si inoltra poi nell.Art.11 e nelle aggiunte finali che legano il paese alla Nato e alla UE permettendone l’annessione. Esiste una exit strategy? Modificare l’art.11 in modo che la neutralità come sovranità viene diffusa senza pregiudicare il diritto alla propria difesa. Chiude infine parlando di resistenza attiva.
Sul concetto di resistenza attiva alle intromissioni e manipolazioni si aggiunge Grossi che ricorda come i diritti non sono garantiti in eterno e che il vero potere risiede nelle proprie scelte. Le leggi, oltre a non appellarsi al buon senso, possono anche apparire costituzionali ma non in linea con i principi della Costituzione, che poi rappresentano un livello superiore. Ovvero, i principi fondamentali hanno un valore superiore rispetto al resto del testo costituzionale. In breve, si tratta di come possiamo sfruttare le nostre energie, i nostri soldi e i nostri sforzi in modo cosciente e responsabile. (Del resto, quante sono........
