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Geoeconomia della crisi, rapporto CER, eventi Roma

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30.06.2026

La retro-casualità è un concetto teorico nella fisica speculativa dove si ipotizza che l’effetto di un evento futuro possa influenzare un evento passato (le particelle) intervenendo sulla linea temporale. Nel nostro quotidiano coinvolge la filosofia poiché sarebbe l’inverso della causa-effetto del buon senso. Il tempo va solo in avanti?

Percependo gli effetti in una sola direzione non significa che ciò non sia possibile in linea teorica. Il tempo già esiste in un blocco di passato, presente, futuro. Semplicemente spieghiamo gli eventi grazie alla causa finale. Ad esempio, nel progetto finale di una casa l’architetto sistemerà i mattoni in un determinato modo per ottenere ciò che aveva in testa. In politica economica faremmo leva su certi strumenti per conseguire un equilibrio sociale fra libertà e giustizia sociale, piuttosto che dare maggior peso a una delle due variabili interdipendenti (nessuna può esistere puramente senza l’altra). Si parla quindi di sviluppo in condizione di libertà e sicurezza.

Dallo spunto all’analisi. L’effetto (l’idea completa) precede la causa che si ricongiunge ad esso in linea temporale. Il paradosso, nel futuro avremmo dovuto prevedere il passato che lo arrecava nelle trame. Il 25 giungo a San Lorenzo in Lucina presso Palazzo Fiano, vi è stato un convegno del CER (Centro Europa Ricerche) che faceva, piuttosto oggettivamente e dati alla mano (Rapporto 4-2025), il punto sulla situazione economica della crisi. Sulle prime si potrebbe azzardare di riscrivere la preposizione del titolo al plurale (delle crisi). Ma se il tempo fosse un solo blocco e la crisi fosse un insieme di crisi e cambiamenti, tutte parti di un solo blocco?

Al convegno partecipano una serie di economisti e politologi: Stefano Fantacone (direttore ricerche CER e moderatore), Marco Carnelos (diplomatico), Lelio Iapadre (docente di economia), Stefano Silvestri (giornalista Sole24 Ore) e Paolo Guerrieri (economista, docente e politico). Prendono ordinatamente la parola partendo da vari grafici e smorzando il potenziale tedio ‘tecnico’ con interventi di vario genere per riassumere la crisi.

Il discorso si apre notando come le vecchie regole che governano i rapporti sono venute a meno senza che ve ne siano state riscritte delle nuove. Come gli scambi economici globali, frazionati in rapporto a grandi blocchi regionali, si siano ridotti durante gli ultimi anni, dopo un picco. Ma anche come la globalizzazione continui a vivere e muoversi nonostante questo contesto. Più è grande una regione, più cresce il commercio intra-regionale. Ovviamente, in uno scambio tra paesi vicini si limitano i costi del trasporto L’allineamento del PIL con gli scambi si è andato livellando dalla crisi del 2008. I tre grandi giocatori, in termini di importanza e trasformazione, più volte menzionati sono USA, UE e Cina, le tendenze e gli ostacoli nel passaggio da globalizzazione a regionalizzazione dell’economia mondiale.

Gli ultimi 25 anni erano stati dominati dagli USA e un’Europa subalterna. Il futuro cambia con la Cina. Una Cina che però non conta più il 2% del PIL mondiale bensì il 18% (in termini di PPA). Una Cina che si rafforza sempre più con paesi in via di sviluppo, disimpegnandosi con gli USA. Una Cina che non produce più tanto cose a basso costo ma punta sulla superiorità tecnologica. Il vero timore degli USA in termini di produzione poiché da anni vive più di finanza che non di produzione. Mentre l’UE pone un timore diverso, un grande mercato interno e cultura quale soft power. Quindi quello che sta succedendo con la guerra dei dazi e le varie minacce, altro non è che un gioco a carte dove il campione indiscusso inizia a perdere, perde le staffe e butta all’aria il tavolo da gioco.

Si riapre l’interregno prospettato da Gramsci in un confronto tra oligarchie occidentali e autocrazie altrove. È un confronto fra realtà economiche globali e politiche imperiali dopo una Guerra Fredda terminata senza una vera conferenza di pace e che ci ha portato in una serie di veicoli ciechi (la retro-causalità). Stiamo........

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