Il paradosso di Tempa Rossa: la macchia d’olio del trattore e le colpe dei giganti del petrolio
C’è un’immagine, filtrata dalle anticipazioni della trasmissione Report guidata da Sigfrido Ranucci, che racconta il destino della Basilicata meglio di mille dossier statistici o faldoni giudiziari. È il volto di Leonardo, 72 anni, la pelle segnata dal sole e dalle fatiche di una vita passata a coltivare la terra, e lo sguardo smarrito di chi si ritrova improvvisamente intrappolato in un incubo kafkiano. Leonardo è un piccolo contadino di Corleto Perticara, un paese abbarbicato sulle colline lucane che la geografia del capitalismo energetico ha trasformato in un avamposto strategico. La sua colpa? Possedere un fazzoletto di terra nel posto sbagliato: proprio lì dove sorge il gigantesco Centro Olio “Tempa Rossa”, il cuore pulsante delle attività estrattive della multinazionale TotalEnergies.
Oggi, quell’anziano agricoltore rischia di passare alla storia – e alle cronache giudiziarie – come il grande inquinatore della Val d’Agri. Secondo una narrazione ufficiale che sta sollevando un’ondata di sdegno, rabbia e incredulità in tutta la regione e non solo, le pesanti contaminazioni da idrocarburi scoperte nel sottosuolo dell’area non sarebbero figlie delle attività di estrazione, raffinazione e stoccaggio di uno dei più grandi e potenti colossi energetici del pianeta. Al contrario, la colpa è stata scaricata sul bersaglio più fragile: uno sversamento di olio lubrificante proveniente dal vecchio trattore con cui Leonardo, giorno dopo giorno, tenta faticosamente di portare avanti un’agricoltura di sussistenza. Una tesi che sposta il focus dai rischi industriali alla negligenza privata, trasformando la vittima nel perfetto capro espiatorio.
Il paradosso rasenta l’assurdo e assume i contorni della beffa se si ricostruisce con attenzione la genesi dell’intera vicenda. Mosso dalla preoccupazione per la salute del proprio territorio e dal desiderio di trasparenza, Leonardo aveva deciso di compiere un nobile atto di cittadinanza attiva: ha aperto i cancelli della sua proprietà alle associazioni ambientaliste, concedendo una porzione del suo terreno privato per installare un piezometro. Uno strumento di controllo indipendente, un presidio di legalità dal basso voluto dai comitati per monitorare lo stato delle falde acquifere profonde e intercettare quelle perdite invisibili che i canali ufficiali troppo spesso faticano a registrare.
I monitoraggi di quella “sentinella”........
