Dante contro Petrarca: la contrapposizione linguistica come cifra del presente politico
Il bipolarismo italiano non è nato nella Seconda Repubblica, ma nel Trecento. Una faglia profonda sette secoli in cui lo scontro per il controllo della lingua anticipa e fonda le moderne retoriche del potere. Laddove l'apertura al caos della Commedia finisce per vincere sulla sterile purezza del Canzoniere
Se la politica è, prima di ogni altra cosa, una battaglia per il controllo dell’immaginario, allora l’attuale scontro ideologico italiano non si decide esclusivamente sui decimali del PIL o sulle riforme procedurali, ma su un terreno molto più antico e profondo: la lingua.
C’è un’equazione sotterranea che attraversa i secoli e che permette di decodificare il presente con il rigoroso scavo filologico. L’equazione è questa: Meloni sta al sovranismo culturale come Petrarca sta al monolinguismo; viceversa, Schlein sta all’universalismo culturale come Dante sta al plurilinguismo.
Non si tratta di un mero gioco di prestigio intellettuale, ma di un’operazione di ermeneutica del presente. Ma c’è un errore prospettico che spesso commettiamo quando guardiamo a questa dicotomia, un errore che tende a mettere i due modelli sullo stesso piano, come se fossero due opzioni politiche paritarie. Non lo sono. La storia profonda della nostra civiltà ci insegna che il plurilinguismo non è una semplice alternativa stilistica, ma la vera linfa vitale della vita, della cultura e del progresso civile. La chiusura del monolinguismo culturale, al contrario, non ha mai prodotto alcun avanzamento umano.
Per comprendere la strategia culturale di Giorgia Meloni e della destra di governo, bisogna rileggere il Canzoniere di Francesco Petrarca non come una raccolta di liriche d’amore, ma come un manifesto programmatico della reazione. L’operazione petrarchesca fu una gigantesca opera di esclusione, sottrazione e purificazione. Nel suo laboratorio lirico, il poeta di Arezzo compì un censimento spietato del volgare del suo tempo, scartandone deliberatamente il novanta per cento dei vocaboli. Bandì le parole “basse”, i tecnicismi della quotidianità, i latinismi troppo crudi e qualsiasi commistione con la prosa del........
