Il Paese è in sala d’attesa. E noi siamo i medici
Forse oggi qualcuno di voi, leggendo il titolo, avrà già toccato ferro. Del resto noi italiani siamo un popolo straordinario: riusciamo ad affidarci contemporaneamente alla scienza, alla Provvidenza e al cornetto portafortuna. Per sicurezza, non si sa mai.
Eppure una diagnosi, questa volta, sembra difficile da contestare: l’Italia non sta benissimo. La buona notizia è che non serve chiamare un luminare dall’estero. La cattiva è che i medici, nel bene e nel male, siamo noi.
A forza di maltrattarla, l’Italia oggi ha bisogno delle nostre cure. È stanca. Non riesce più a sostenere il peso delle sue contraddizioni perché, in fondo, quelle contraddizioni siamo noi. Di eterno c’è solo l’Eterno; tutto il resto si consuma. E noi abbiamo consumato troppo: risorse, credibilità, istituzioni, fiducia. Abbiamo raschiato il fondo del barile senza domandarci cosa sarebbe rimasto a chi verrà dopo di noi.
Come se il futuro fosse una pratica da lasciare sulla scrivania di qualcun altro. Viviamo nell’epoca in cui tutti insegnano. Tutti spiegano. Tutti giudicano. Sui social, al bar, in televisione: siamo un Paese con sessanta........
