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L’Ai ci aiuterà o ci distruggerà. Di sicuro non ci salverà

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Metà entusiasti e metà esitanti, i protagonisti del principale incontro sull’Intelligenza artificiale (Ai) al Meeting di Rimini (se ne è parlato anche in altre tavole rotonde). Entusiasmo inquietante quello dei primi. Dice Nello Cristianini, il fortunato autore della “trilogia delle macchine pensanti” (Machina Sapiens, La scorciatoia e Sovrumano), tre libri che sono sulla bocca di tutti quelli che si occupano dell’argomento: «Non bisogna dire ai giovani che il mondo è giunto alla fine e non c’è più speranza. C’è tantissima speranza. Non è la prima volta che il mondo cambia. Noi siamo i discendenti di quelli ai quali la mamma diceva “non giocate con il fuoco”. Noi siamo quelli che hanno disobbedito, hanno giocato col fuoco e siamo arrivati dove siamo arrivati: è la nostra natura. Ora siamo giunti in un posto molto difficile. Lo comprenderemo come sempre, lo risolveremo come sempre».

«Questo futuro non ci spaventa»

Bene, è lo stesso Cristiniani che poco prima aveva detto: «Il modo di pensare delle macchine non assomiglia al nostro modo di pensare. Hanno percorsi cognitivi diversi dai nostri. Noi non siamo l’unico modo di pensare. Come umani, abbiamo le nostre aspettative intuitive, che non corrispondono sempre alla realtà delle cose. L’Ai ci offrirà conoscenze controintuitive, avremo nuovi farmaci senza sapere come, perché le spiegazioni sono scritte in un linguaggio che non possiamo comprendere. La nostra mente si è evoluta per certi compiti, e quando ne usciamo siamo in difficoltà».

Stesso entusiasmo inquietante nelle conclusioni di Fabio Mercorio, professore di computer science all’Università Bicocca di Milano, che ha condotto l’incontro:........

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