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Il Belgio è sempre più islamizzato, ma se lo dici sei un fascista

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Parigi. «Il Figaro si avvicina ai ranghi dell’estrema destra?», si chiede il media belga 7 sur 7. «La prima pagina xenofoba del Figaro Magazine», rincara la dose L’Humanité, lo storico quotidiano comunista francese, mentre La Libre Belgique, uno dei giornali francofoni più influenti del Belgio, denuncia un «articolo-accozzaglia, privo di una qualsiasi analisi».

Il motivo di tanta indignazione? Un dossier del supplemento settimanale del quotidiano liberale-conservatore francese intitolato “Voyage en Belgiquistan”, dove con testimonianze e interviste sul campo viene raccontata una realtà che esiste ormai da molto tempo, che gli attentati di Parigi e Bruxelles nel 2015 e 2016 avevano portato sotto gli occhi di tutti, ma che un certo mondo progressista continua a negare o a far finta di non vedere: la “halalizzazione” del Belgio, sotto la pressione degli estremisti e degli utili idioti dell’islamismo, la sinistra multiculti.

Il dossier del Figaro sul Belgio “halalizzato”

Il reportage del Figaro Magazine inizia nel comune di Schaerbeek, a nord-est della Regione di Bruxelles-Capitale, tra la strada in cui «i corpi delle prostitute sono esposti dietro le vetrine come merce per gli occhi avidi dei passanti», rue d’Aerschot, e la strada in cui «dietro le vetrine sono disponibili libri coranici e altre opere religiose», dove «gli orologi scandiscono la chiamata alla preghiera con precisione svizzera», e «dove i tappeti attendono di essere srotolati in direzione della Mecca», rue de Brabant.

Tra i primi testimoni, figura Fadila Maroufi, ex assistente sociale di origini marocchine. Premiata nel 2024 con il prix de la Laïcité........

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