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Referendum. Ha vinto la status quo
Ha stravinto il no dell’opzione Mannoia («non ho capito, ma voto no perché non voglio che la magistratura sia assoggettata alla politica»). Cioè: ha vinto la propaganda di chi è riuscito a farci credere che con la riforma Nordio si sarebbe deturpata la Costituzione, si sarebbero costretti i magistrati a fare ciò che volevano i politici, si sarebbe fatto un favore ai massoni e alle mafie. Tutte sciocchezze, ovviamente, ma l’obiettivo della sinistra non era portare a compimento ciò che la Carta prevede dal 1948, no, l’obiettivo era dare un colpo al governo. E così è stato.
Altro che confronto sul merito. Ha funzionato l’ideologia e il perenne e logoro allarme antifascista. Così oggi il presidente del Comitato società civile per il No, Giovanni Bachelet, festeggia dicendo che «questa è una vittoria come quella della lotta partigiana». Cioè, paradosso dei paradossi, il “partigiano” Bachelet si scaglia contro il partigiano (vero) Vassalli e contro una battaglia – quella per la separazione delle carriere – storicamente di sinistra perché improntata a superare l’unitarietà delle carriere di stampo fascista.
Ha vinto il no a Meloni e, più in generale, come accade spesso in Italia, il no a qualsiasi tipo di cambiamento, sempre presentato come un pericolo (no nucleare, no tav, no ponte…).
Come abbiamo segnalato più volte, già a novembre il politologo Giovanni Orsina aveva vista giusto.
«Quando, la primavera prossima, voteremo al referendum sulla riforma costituzionale della giustizia che ha appena completato il suo iter parlamentare, ci troveremo a dare tre voti in uno. Il primo sarà sul merito della riforma. Il secondo sul rapporto fra politica e magistratura. Il terzo, purtroppo ma inevitabilmente, sarà un voto politico pro o contro il governo Meloni. Ciascun elettore dovrà innanzitutto decidere quale peso dare a questi tre elementi».
«Quando, la primavera prossima, voteremo al referendum sulla riforma costituzionale della giustizia che ha appena completato il suo iter parlamentare, ci troveremo a dare tre voti in uno. Il primo sarà sul merito della riforma. Il secondo sul rapporto fra politica e magistratura. Il terzo, purtroppo ma inevitabilmente, sarà un voto politico pro o contro il governo Meloni. Ciascun elettore dovrà innanzitutto decidere quale peso dare a questi tre elementi».
Dei tre “elementi”, come si vede dai risultati, ha funzionato il terzo. Noi, che ci siamo spesi per spiegare il primo e il secondo, perdiamo contro l’Italia dello status quo che sa sempre come mobilitare la sua base di flottilleros e sindacalisti, parrocchiani e giornalisti, magistrati e artisti. Sono tutti coloro che non si sono mai fatti scrupolo di denunciare il pericolo fascista dei “pieni poteri” per difendere l’unico vero pieno potere che esiste in Italia. Il loro.
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