Ma quale Pubblicità Progresso, lo spot per l’8 marzo fa la festa alla 194
«La legge 194 consente l’interruzione volontaria di gravidanza. Lei è libera di scegliere», «Non capiamo come ricordare questa libertà possa suonare come una offesa». Appunti in margine alle polemiche intorno allo spot sulla 194 e l’idea di partorirlo alla vigilia dell’8 marzo.
Partiamo dall’articolo di Repubblica, “Antiabortisti contro lo spot sulla legge 194 trasmesso dalla Rai”: viene intervistata Laura Onofri presidente di “Se Non Ora Quando?” Torino. Onofri è promotrice della campagna “Lei è” insieme ad altre realtà ovviamente del Torinese (l’avverbio lo spieghiamo poi), come Lofficina, Break the Silence Ita e Torino Città per le Donne, e rispedisce le critiche al mittente: «Offensive sono invece le difficoltà che tante donne devono affrontare per veder garantito un loro diritto».
«Informare sui diritti non è ideologia»: questa ce la segniamo
La campagna è infatti diventata uno spot patrocinato da Pubblicità Progresso, mandato in onda dalla Rai (ma anche da Mediaset, Sky e La7) e che Maria Rachele Ruiu (Pro Vita e Famiglia onlus) a buon diritto ha chiesto di sospendere dall’emittente pubblica. Scandalo e stridore di denti di promotrici e agenzia di pubblicità Hub09: la campagna, ripetono con candore studiato, elenca 12 leggi e regolamenti a tutela delle donne (dalla parità salariale sancita al Codice Rosso), «informare sui diritti non è ideologia».
Studiato perché ovviamente i 30 secondi dello spot più diffuso sui social e in tv ne citano solo due che........
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