Riscoprire Pascal per fronteggiare la stanchezza occidentale
Tra i più importanti filosofi della politica viventi, Pierre Manent è noto in Italia soprattutto per la sua Storia intellettuale del liberalismo (1987), tradotta da Rubbettino e con la cura di Alessandro Campi e Giulio De Ligio. Per l’allievo di Raymond Aron, il liberalismo costituisce il “basso continuo” della storia europea e occidentale: senza esso, questa parte di mondo sarebbe diversa (e peggiore). La concezione liberale di Manent deve molto a Montesquieu e soprattutto ad Alexis de Tocqueville. Quest’ultimo rappresenta per lui l’autore liberale per antonomasia: egli ha cercato di tenere insieme politica, filosofia e religione; fede e ragione; tradizione e progresso; libertà e autorità. Tocqueville è un realista che non si fa illusioni circa la realtà e l’uomo che la abita: imperfetta la prima, imperfetto il secondo. In tal modo, nessuna forma politica potrà mai essere escogitata senza errori, men che meno la democrazia. È illusorio e pericoloso idolatrare qualsiasi cosa sia di questo mondo: figuriamoci la democrazia, la quale serba in sé, potenzialmente, il gene totalitario. Un bellissimo pensiero, contenuto proprio in un suo volume dedicato a Tocqueville, esprime tutto........
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