L’ICE è già in Italia: tanto guadagno, poco addestramento
In una puntata delle ultime stagioni di South Park, il counselor scolastico Mr. Mackey finisce in guai seri; dopo i tagli trasversali del governo federale la sua posizione lavorativa non è più ritenuta utile, così si ritrova senza impiego a pochi anni dalla pensione. Mr. Mackey è un personaggio ai limiti dell’inerzia: fisico filiforme, testa grossa e stempiata, occhialini e una parola chiave (“mmmkay?”) che suggerisce una natura remissiva e conciliante. Ritrovare un lavoro, per lui, è cosa quasi impossibile – fino a che qualcuno non gli consiglia di fare come tanti orfani della classe media americana e ottenere un guadagno facile arruolandosi nell’ICE, la spietata polizia di frontiera a stelle e strisce. E così succede.
Il cartone animato di Matt Stone e Trey Parker descrive con il solito graffio dissacrante l’attualità degli USA: nel panorama geopolitico originato dal secondo mandato di Donald Trump l’oppressione di immigrati e dissidenti si è trasformata in un vero e proprio ufficio di collocamento. Al centro di questa metamorfosi siede l’Immigration and Customs Enforcement (al secolo ICE, appunto), la polizia di frontiera statunitense che, sotto l’impulso della recente amministrazione trumpiana (la quale ha stanziato 170 miliardi per alimentarla, rendendola l’agenzia federale più finanziata della storia americana), è passata da ente burocratico di controllo a strumento di proiezione della forza interna, titolare di una violenza spettacolarizzata e sommaria che diventa sempre più proverbiale, col tempo, specie dopo le vicende di Minneapolis.
Capire l’ICE attraverso la lente lavorativa serve a comprendere ciò che accade nella prima economia del mondo, dove la sicurezza è diventata una delle merci più preziose e, al contempo, uno dei settori d’impiego più dinamici; una caratteristica che non la rende dissimile dall’Iran dei pasdaran e da altri Paesi autoritari. Con il recente annuncio di un aumento storico del 120% della forza lavoro – che ha portato all’assunzione di oltre 12.000 nuovi agenti in meno di un anno, con altri 10.000 previsti per il 2026 – l’ICE ha dimostrato una capacità di assorbimento del mercato che pochi altri settori pubblici possono vantare. Ma dietro questa crescita numerica si cela una ristrutturazione profonda della cultura del lavoro di polizia, dove la velocità dell’addestramento e l’aggressività delle tattiche prevalgono sulla mediazione e sul rispetto dei diritti civili.
In questo articolo, anche in vista dell’imminente missione annunciata per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, decostruiremo il lavoro di un agente ICE, analizzandone i compiti operativi, la formazione e il posizionamento socioeconomico all’interno del mercato professionale statunitense. Perché come accade fin troppo spesso, per capire la violenza, è utile seguire la pista del denaro e della convenienza.
Comprendere il lavoro quotidiano dell’ICE significa innanzitutto distinguere tra le sue due anime, che operano con mandati, culture e preparazioni professionali opposte, pur condividendo lo stesso tetto istituzionale: da un lato abbiamo la Homeland Security Investigations (HSI), il ramo investigativo, e dall’altro la Enforcement and Removal Operations (ERO), responsabile delle operazioni di arresto, detenzione e rimpatrio che hanno riempito le notizie di mezzo mondo negli ultimi mesi.
L’agente speciale dell’HSI è un investigatore criminale con autorità statutaria per far rispettare oltre 400 leggi federali. Il suo lavoro si discosta di molto dal pattugliamento di strada; si concentra sulla distruzione delle reti criminali transnazionali che minacciano la sicurezza statunitense, occupandosi di traffico di stupefacenti (in particolare fentanyl), contrabbando di armi, crimini finanziari, cybercrimine e sfruttamento dei minori. Gli agenti HSI operano spesso in borghese, collaborando con partner internazionali in oltre 50 Paesi, inclusa l’Italia, dove fungono da ufficiali di collegamento. La loro missione è descritta come un lavoro di precisione, che richiede anni di esperienza e una formazione che punta sull’intelligence e sulla cooperazione investigativa.
Il lavoro dell’ufficiale ERO è la manifestazione più cruda della politica migratoria muscolare di Donald Trump. Questi agenti sono la prima linea dell’epurazione, incaricati di identificare, arrestare e rimuovere gli stranieri privi di documenti o che hanno violato le leggi sull’immigrazione. Un compito conflittuale: operano raid nelle abitazioni, gestiscono centri di detenzione che........
