Sicurezza e libertà pubblica: limiti necessari alle piazze
Ha suscitato reazioni molto critiche l’ultimo pacchetto sicurezza contenuto nel decreto legge che la scorsa settimana è stato varato dal governo con l’intenzione d’introdurre nuove misure in grado di costituire adeguate reazioni alle violenze, sempre più frequenti e dure registrate in occasioni di manifestazioni di protesta.
I provvedimenti vanno dall’accompagnamento di polizia – in prossimità di manifestazioni – presso un commissariato con il trattenimento per un massimo di dodici ore con immediata comunicazione della misura al pubblico ministero; al divieto di partecipare a manifestazioni quale sanzione accessoria disposta dal giudice nei confronti di soggetti che siano stati riconosciuti responsabili, anche in primo grado, di gravi reati connessi sempre all’uso di violenze; all’introduzione di una figura di reato per chi sia trovato in possesso fuori casa di lame affilate della lunghezza superiore ad otto centimetri ed alla sanzione a carico di genitori di minori, quando siano questi ultimi ad essere portatori di armi bianche.
Norme di favore sono invece introdotte in vantaggio delle forze dell’ordine, escludendosi la loro automatica iscrizione nel registro degli indagati; mentre a favore di sanitari e docenti che siano vittime di violenze sono previsti aggravamenti di pena. Questo, in sintesi, il quadro.
Orbene, diciamo che si è nello scontato quando ci si senta naturalmente contrariati dalla riduzione degli spazi di libertà e dall’ampliamento della sfera di azioni sottoposte al codice penale ed alle misure di sicurezza o di prevenzione che siano. L’anelito alla libertà è........
