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Dalla Liberazione allo scontro: una festa che non unisce

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28.04.2026

Il 25 aprile – non è detto che la notizia sia a molti ancora nota né che interessi loro più di tanto – corrisponde al giorno in cui, nel lontano 1945, il Comitato di liberazione nazionale dell’Alta Italia dichiarò ufficialmente l’insurrezione generale ordinando ai partigiani di attaccare ogni formazione nazi-fascista; questo giorno è stato convenzionalmente scelto per collegarvi la definitiva caduta del regime fascista e l’avvio del nuovo ordine politico; un mese circa dopo sarebbe nato il primo governo espressione del Comitato di liberazione nazionale, presieduto dal capo partigiano Ferruccio Parri, con la presenza di tutti i partiti politici sciolti durante il regime e di quelli che si sarebbero poi ritrovati nell’Assemblea costituente.

Insomma, si tratta d’una data simbolica, intorno alla quale noi italiani dovremmo trovarci uniti da comune sentire. Invece, da tempo ormai lungo, non è così e le celebrazioni annuali costituiscono l’occasione per scontri tra forze estremiste, cariche dei significati più vari.

Si ha chiara l’impressione che del messaggio ufficiale voluto con l’anniversario – appunto la liberazione dalla dittatura fascista e dall’occupazione nazista e l’inizio della libertà – nessuno rechi più effettivo sentore, salvo che nei discorsi delle autorità dello Stato e dei rappresentanti dei partiti politici rappresentati in Parlamento. Ed anche in costoro, ignari d’un certo squallore, si tende a piegare il senso di quella data, verso tensioni attuali che con quegli avvenimenti ed in particolare con la nostra storia, ben poco hanno da condividere.

Nell’ultimo evento celebrativo,........

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