Il ricatto energetico e l’illusione dell’autonomia europea
Da due anni l’Europa ha riscoperto, con una bruschezza che sembrava archiviata, cosa significhi essere vulnerabili sul piano energetico. La dipendenza dalle importazioni, che supera il 55% del fabbisogno complessivo, non è un dato tecnico ma una condizione politica.
Significa che la stabilità economica del continente può essere messa in discussione da crisi geopolitiche, conflitti regionali o decisioni unilaterali dei Paesi fornitori. È questo il ricatto energetico, una fragilità strutturale che nasce dal divario tra ciò che consumiamo e ciò che produciamo.
L’Europa ha reagito con rapidità, ma non ancora con profondità. Il gas russo, che prima della guerra copriva oltre il 40% delle forniture, è stato sostituito da flussi norvegesi, algerini e soprattutto dal Gnl americano. Una diversificazione necessaria, certo, ma che........
