Conta il pezzo di strada che ci accomuna, non se ci si abbandona
Ritorno all'esplorazione del centro, il cuore del percorso, il momento fatidico in cui capiamo e, a volte, ma non sempre, cambiamo. Quasi sempre troppo tardi. Io ho conosciuto quel momento, o forse sono stati più d'uno, anche se è forse nella natura umana percepirne uno su tutti. Il giorno in cui ho afferrato la fuggevolezza del vivere, come un fazzoletto di qualcun altro (del colore non chiedetemi) che mi è passato zigzagando davanti, retto e sospinto dal vento, e io, invece di lasciarmelo sfuggire, di farlo cadere mestamente nel vuoto, l'ho afferrato. E tenuto da allora con me. Non che abbia capito la lezione (o, ancora, le lezioni). Quella o quelle che siano non si imparano mai. Sono sfuggenti, sempre, come quel fazzoletto. Impariamo e, per quanto mordano, dimentichiamo. Oltrepassiamo la relatività e sposiamo l'assoluto. Siamo noi quell'assoluto.
La donna o l'uomo incapaci di fermarsi prima e, una volta accaduto l'irreparabile, inabili a smettere di rimpiangere, imprecare, vergognarsi. Mi chiedo: È così........
