Siamo in un’Europa in cui possiamo credere
Ma l’Europa esiste ancora o è soltanto una “espressione geografica”? O meglio, si sta trasformando in un agglomerato di nazioni che nulla hanno in comune e sembrano essersi adattate al ruolo di vassallaggio nel nuovo disordine mondiale che stanno realizzando Stati Uniti, Russia, Cina? A questi vanno aggiunti i nuovi arrivati, denominati Brics, raggruppamento di economie emergenti fondato nel 2009 da India, Cina, Russia, Brasile ed al quale da poco hanno aderito Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Iran, Indonesia e Sudafrica che non hanno intenzione di recitare un ruolo subalterno, ma intendono praticare una strategia particolarmente aggressiva sul piano politico ed economico potendo contare su rilevanti risorse naturali (come le cosiddette “terre rare”) ed il cui prodotto interno lordo è tutt’altro che insignificante e pesa non poco nel commercio mondiale in questo primo trentennio del nuovo Millennio.
Davanti a tale scenario, la Vecchia Europa sembra dedicarsi, come una attempata signora, a sferruzzare a maglia incapace di darsi un tono primario nell’ambito della politica internazionale. Brancola nel buio, schiacciata da ogni parte, sembra frastornata. I vari “assi strategici” mutano con la velocità dei temporali d’inverno. Prima Stati che si abbracciano, poi gli stessi che mettono in mostra inimicizie e diffidenze: non fanno così, in particolare l’Italia, la Francia e la Germania? Altri devono difendersi dalle vere e proprie aggressioni esterne: la Danimarca dagli Usa in primo luogo; altri ancora si agitano nel cercare una collocazione adeguata come l’Ungheria, la Polonia ed i Paesi baltici dalla sudditanza psicologica russa e dal timore che ispira il famelico Vladimir Putin che vorrebbe essere un nuovo zar, mentre è solo un maestrino uscito dalle accademie comuniste e fattesi le ossa nei tetri meandri del........
