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La grande assenza di chi produce e consuma

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07.06.2026

Dov’è finita quella fascia sociale, sociologicamente classificata come “ceto medio”, che tradizionalmente occupa una posizione intermedia tra i più abbienti e coloro i cui bassi salari ne limitano il potere di acquisto un tempo definiti “proletari”?

Dopo le trasformazioni industriali che hanno preceduto e preparato la rivoluzione tecnologica, il proletariato si è dissolto finendo per sconfinare da un lato nella classe media e dall’altro, in ragione dell’estremo impoverimento, in quella dei cosiddetti “incapienti”.

Oggi è difficile definire il “ceto di mezzo”, corrispondente per lungo tempo alla piccola borghesia, ma non per questo si deve concludere che non esiste. Al contrario, esso si è dilatato, assommando in un unico segmento i piccoli produttori (industriali, artigiani, agricoltori, commercianti) con i salariati pubblici e privati fino a formare una stessa “comunità” culturalmente abbastanza omogenea grazie anche alla uniformità dei modelli di vita omologanti, diversamente da quanto accadeva nel passato.

È questo il dato più rilevante dell’egualitarismo sociale che ha prodotto un indifferentismo sostanziale nella qualificazione di quelli che un tempo venivano definiti “corpi intermedi” dal punto di vista politico. La loro cancellazione, in verità, avvenne con la Rivoluzione francese ed in particolare con la “Loi Le Chapelier” (14 giugno 1791) che abrogò d’un tratto le differenze sociali abolendo le organizzazione di mestiere, innanzitutto le corporazioni, ma anche le prime forme di sindacato, il diritto di sciopero pur proclamando il principio della libertà d’impresa.

Sembrò un paradosso all’epoca, ma il giacobinismo non fu che l’esaltazione della confusione alla quale proprio il ceto medio, in una sorta di........

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