Referendum, sfida finale tra disinformazione e voto
Gentile Direttore, siamo, ormai, alle battute finali di una lunga e, per certi versi, stressante “campagna elettorale” che, domenica e lunedì, permetterà ai cittadini di votare “SÌ” o “NO” al referendum confermativo della legge costituzionale, già votata quattro volte dal Parlamento, sulla cosiddetta riforma della giustizia che, poi, tale non è, perché rimodula solo una parte del vasto panorama giuridico attinente la giustizia in senso globale (si tratta “solo” degli artt. 87, decimo comma; 102, primo comma; 104, primo comma; 104, 105, 106, terzo comma; 107, terzo comma; e 110).Alla stragrande maggioranza dei cittadini, che non hanno intrapreso studi giuridici o non hanno avuto voglia di leggere la legge, per apatia o disinteresse totale di tutto quello che promana dalla politica, non si può dare torto; ma si dovrebbe recitare un “mea culpa” dell’intero e variegato mondo riferito alla politica e al suo esprimersi attraverso i partiti o movimenti, o anche di qualche sindacato, per non essere stati chiari ed esaustivi, sin dall’inizio, su cosa e come si voleva cambiare nel sistema giuridico-giurisdizionale italiano.Il solito, irrefrenabile “vizietto” italiano del dire e non dire, in modo che ogni parola, ogni punto, ogni virgola di un concetto sia “manipolato” surrettiziamente per portare acqua al proprio mulino, come si suol dire, cioè procedendo ad una “interpretazione” di una legge, anziché, come sarebbe naturale, “all’applicazione della stessa”.D’altronde, siamo pure “i figli” della tradizione dei Romani antichi che........
