L’ora della rivelazione: Draghi e la nuova Europa della potenza
Il discorso pronunciato da Mario Draghi ad Aquisgrana non è stato un semplice intervento sull’economia europea, né una delle tante analisi tecnocratiche sul futuro dell’Unione. È stato, probabilmente, il riconoscimento più lucido e più netto della fine di un’intera fase storica del progetto europeo. E, insieme, il tentativo di indicare quale possa essere il passaggio successivo.Per oltre settant’anni l’Europa ha funzionato perché il mondo intorno all’Europa consentiva all’Europa di funzionare così com’era stata concepita. Il progetto europeo nacque infatti per impedire la concentrazione del potere che aveva devastato il continente nella prima metà del Novecento. La sua architettura fu costruita deliberatamente per attenuare la politica di potenza, distribuire l’autorità, sostituire le decisioni traumatiche della storia con procedure, regole, mercati e mediazioni. Agenzie indipendenti, organismi tecnici, processi amministrativi, vincoli condivisi: l’Europa trasformò ciò che altrove restava scontro politico in governance. E quel modello ebbe successo. Ha garantito pace a un continente che aveva conosciuto guerre quasi permanenti, ha costruito il mercato unico, l’euro, la libertà di movimento, l’integrazione economica e civile di popoli che per secoli si erano combattuti. È riuscito in qualcosa che sembrava impossibile: integrazione senza subordinazione.Ma quel modello si fondava su presupposti che oggi non esistono più. Presupponeva un ordine internazionale stabile e regolato, il libero scambio globale, catene di approvvigionamento relativamente sicure e soprattutto la protezione strategica americana. L’Europa poteva permettersi di non affrontare fino in fondo le questioni della potenza, della sicurezza e dell’autonomia industriale perché qualcun altro garantiva la stabilità del quadro generale. Quel mondo, oggi, è finito.È qui che il discorso di Draghi assume un tono quasi esistenziale. “Non è solo un momento di pericolo, è un momento di rivelazione”, ha detto. E infatti la crisi sta rivelando la natura delle fragilità europee. Dal 2020 gli shock si sono succeduti........
