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Contratti di sviluppo: più risorse ma tocca alle imprese investire

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17.02.2026

Grazie all’ultima revisione dei fondi Pnrr concordata con l’Unione Europea, il Governo, e in particolare il Ministero per le Imprese e il Made in Italy, rende disponibili ulteriori risorse per i contratti di sviluppo, pari a ben 3,9 miliardi di euro. La quota riservata al Mezzogiorno è di circa 1,6 miliardi, vale a dire il solito 40%. Il punto merita qualche riflessione.

Pur prendendo atto che lo slittamento di opere infrastrutturali ad altre fonti di finanziamento dipende dall’impossibilità di realizzarle nei tempi previsti, resta il fatto che queste servono soprattutto al Sud, che accusa un enorme ritardo in materia rispetto al Nord, mentre gli incentivi alle imprese trovano nel settentrione una platea di potenziali richiedenti molto più ampia.

La riserva del 40%, proprio per questo motivo, è da considerare un errore storico commesso dal Governo precedente, che avrebbe dovuto utilizzare l’opportunità Pnrr per porre in atto una terapia d’urto orientataal recupero del divario.

A tal fine, la riserva avrebbe dovuto essere quanto meno del 50%. Tanto più che nel Sud, oltre a Sardegna, Sicilia, Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Puglia, viene ricompreso anche l’Abruzzo! Ciò posto, è d’obbligo per le imprese operanti nel Mezzogiorno sfruttare in maniera ottimale le nuove risorse disponibili.

Gran parte dell’importo, pari a 3,2 miliardi, è destinato a rafforzare la “competitività e resilienza delle catene di approvvigionamento strategiche”. Non vi sono dubbi sulla risposta della filiera dell’agroalimentare, molto dinamica nel Mezzogiorno, ma che potrà contare complessivamente, Centro-Nord compreso, su non più di 400 milioni.

L’auspicio è che anche le aziende degli altri settori d’eccellenza del Sud siano pronte a operare, in ottica filiera, per consolidare ed espandere la loro presenza nel Meridione, profittando tra l’altro del procedimento semplificato per la concessione e valutazione delle agevolazioni previsto dal decreto firmato dal Ministro Adolfo Urso.

Uno stesso protagonismo s’impone per l’industria meridionale anche per profittare in pieno dei residui 700 milioni stanziati per i contratti di sviluppo, finalizzati in questo caso a supportare la “transizione ecologica del sistema di produzione nazionale a vari livelli, supportando gli investimenti per il rafforzamento delle catene di produzione dei dispositivi e dei loro componenti diretti e indiretti utili per la transizione ecologica”. Il green, insieme al digitale, è la nuova frontiera, anche per il futuro dell’impresa del Sud.  

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