menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Liliana Resinovich “come Serena Mollicone”: perché la salma non è ancora tornata a Trieste /

11 0
24.02.2026

Trieste, 24 febbraio 2026 – I resti di Liliana Resinovich potrebbero servire per ulteriori indagini, “per questo non è ancora arrivato il nulla osta alla nuova sepoltura”. Una circostanza dolorosa che ricorda il caso di Serena Mollicone, il delitto di Arce. Ragiona a voce alta Marina Baldi, genetista, alla domanda sul perché, a due anni dalla riesumazione, quelli che per la scienza sono ‘reperti’ ma per la famiglia restano una salma da piangere non sono mai tornati al cimitero Sant’Anna di Trieste. Oggi l’inchiesta è per omicidio, unico indagato il marito della vittima, Sebastiano Visintin.

L’appello della cugina Silvia Radin

La cugina di Lilly, Silvia Radin, nei giorni scorsi aveva lanciato un appello: “Ridateci i resti di Liliana, vogliamo poter portare un fiore al cimitero”.

La riesumazione di Liliana Resinovich

La riesumazione di Liliana Resinovich risale alla mattina del 13 febbraio 2024. Il gip Luigi Dainotti (oggi in pensione), nel respingere la richiesta di archiviazione dell’allora procuratore Antonio De Nicolo, aveva ‘ordinato’ 25 approfondimenti. “Oggi le indagini non sono completate. Per questo, immagino, la Procura preferisce completare gli accertamenti prima di dare disposizioni”, è la riflessione della genetista, che nel caso Resinovich rappresenta la nipote della vittima, Veronica, amatissima dalla zia.

Di fatto, non ci sono limiti di tempo per gli accertamenti scientifici. “Al cimitero di Bracciano – ricorda - mi è capitato di lavorare sulle ossa di una persona che era morta 95 anni prima, per stabilire la sua identità”. Uno scienziato è in grado di far ‘parlare’ le minime irregolarità, “capire ad esempio dai segni sulle ossa la ‘firma’ di una coltellata, quindi se le lesioni hanno in qualche modo toccato le ossa si possono ancora trovare”.

La frattura alla vertebra T2 e le parole del medico legale

Raffaele Barisani, medico legale e consulente di Visintin, si spinge oltre. “Se ci sarà un processo, dovremo sicuramente approfondire tra le tante cose anche la frattura alla vertebra T2”. Dunque potrebbe tornare in campo la famosa perizia terza che era stata richiesta dalla difesa dell’indagato e negata prima dal gip che l’ha considerata “ultronea” poi dalla Cassazione che ha giudicato “inammissibile” il ricorso presentato dai difensori.

Il precedente del caso Mollicone

Tra i cold case che hanno visto una riesumazione (dolorosa) dei resti di una vittima, Marina Baldi cita il caso di Serena Mollicone, la 18enne di Arce (Frosinone) sparita il 1 giugno 2001 e ritrovata cadavere due giorni dopo. L’11 marzo dell’anno scorso la Cassazione ha disposto l’annullamento della sentenza di assoluzione per i Mottola, l’allora comandante della caserma dei carabinieri, il figlio e la moglie. Il processo è in corso. Il 22 marzo 2016 – quindi a 15 anni dalla morte -, per nuovi accertamenti, la salma era stata riesumata ed era rimasta a disposizione dell’autorità giudiziaria per 21 mesi. Il 22 dicembre 2017 Serena Mollicone era tornata nel cimitero di Arce.


© Quotidiano