L'ANALISI
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Roma, 20 settembre 2026 – La sinistra non ha perso il popolo perché ha difeso troppi diritti. Lo ha perso quando ha separato la libertà civile dalla sicurezza materiale, il riconoscimento dal lavoro, l’universalismo dall’appartenenza; e ha lasciato alla destra tre parole decisive — Nazione, ordine, protezione — che quella ha restituito deformate in confine etnico, disciplina e paura. Il suo errore storico non è stato scegliere le minoranze. È stato rinunciare a trasformare differenze e bisogni in una maggioranza.
I diritti civili non sono una distrazione dalla questione sociale. Femminismo, antirazzismo, libertà affettiva e tutela delle minoranze hanno reso le democrazie più fedeli alla propria promessa. Ma una conquista diventa fragile se viene separata dalle condizioni materiali che permettono di esercitarla. La libertà vale poco per chi non può curarsi, abitare, studiare, difendere il salario; la giustizia sociale, se sacrifica le libertà personali, torna invece a essere disciplina.
L’istruzione è diventata frattura politica
Per gran parte del Novecento, invece, la sinistra aveva tenuto insieme queste dimensioni. Il movimento operaio non chiedeva soltanto reddito: chiedeva dignità, istruzione, cittadinanza. Poi la globalizzazione ha trasformato molti partiti popolari in coalizioni di ceti urbani, istruiti e professionalizzati. Il World Political Cleavages and Inequality Database, costruito su indagini in cinquanta Paesi dal 1948 al........
