“Domenico era in attesa da 2 anni: perché usare il cuore ghiacciato?”: il giallo dell’ok fantasma
Napoli – I rumors della scorsa settimana trovano conferma. Si allunga la lista degli indagati per la morte del piccolo Domenico Caliendo: salgono a sette, ed è probabile che nelle prossime ore l’elenco cresca ancora. Sono sei medici napoletani, cui si aggiunge una dirigente del Monaldi che avrebbe preso parte al pool coinvolto nel trapianto del cuore deteriorato. La svolta emerge dalla richiesta di accertamento tecnico irripetibile depositata nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal pm Tittaferrante, sotto il coordinamento dell’aggiunto Antonio Ricci. Lo strumento serve a cristallizzare la prova prima dell’eventuale dibattimento, consentendo di effettuare l’autopsia con un pool di consulenti nominati dagli indagati e dalla difesa. Una procedura che, a differenza dell’incidente probatorio, si svolge in fase di indagini e permette di fissare elementi di prova altrimenti irripetibili.
L’avviso è stato notificato a tutti e ora spetta al gip decidere se accogliere o rigettare la richiesta. Ma è sul fronte delle istanze della difesa della famiglia Caliendo che si registra la mossa più significativa sul piano giuridico. L’avvocato Francesco Petruzzi, legale di Patrizia Mercolino e Antonio Caliendo, genitori di Domenico, ha depositato un’integrazione agli atti chiedendo esplicitamente la riqualificazione del reato: non più omicidio colposo — ipotesi attualmente contestata ai sette — ma omicidio volontario con dolo eventuale. Una distinzione cruciale anche sul piano sanzionatorio: 21 anni di reclusione nel primo caso, da sei mesi a cinque anni nel secondo.
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«Al pubblico ministero ho espresso le nostre richieste e ho depositato un’integrazione dove chiediamo di allargare il perimetro dell’accertamento tecnico», spiega Petruzzi. Il legale solleva anche un elemento che potrebbe rivelarsi dirimente nel prosieguo delle indagini: «Nella cartella clinica non è menzionato da nessuna parte l’ok per il cuore arrivato. Nelle fasi dell’operazione non c’è scritto che qualcuno abbia verificato la validità e l’integrità dell’organo».
Un vuoto documentale che, secondo la difesa, assume un peso specifico non trascurabile nella ricostruzione di quanto avvenuto il 23 dicembre scorso, giorno in cui il cuore fu prelevato a Bolzano e trasportato a Napoli per il trapianto. «Il trapianto poteva essere rinviato», aggiunge Petruzzi. «Domenico non era un bambino moribondo: era affetto da una patologia, ma attendeva un cuore da due anni e ne poteva aspettare anche altri due. Troviamo folle che nella cartella clinica sia scritto proprio del cuore ghiacciato e che un ospedale intero abbia taciuto la notizia alla mamma».
L’inchiesta prende corpo, la madre non smette di lottare. «Il dolore me lo tengo per me, ma ora è arrivato il momento della verità», dichiara Patrizia Mercolino, confermando di essere rimasta a lungo all’oscuro di quanto accaduto al figlio: «Dopo l’operazione c’è stato solo silenzio. Quello che era successo lo ho saputo leggendo i giornali». E aggiunge, con amarezza: «Forse se ci fosse stata una comunicazione, mio figlio sarebbe ancora qui. Questa è stata una battaglia di Davide contro Golia e, se non fosse stato per il ruolo della stampa, oggi non saremmo qui. Grazie all’Italia intera, Domenico è diventato il figlio di tutti». Nel pomeriggio, Patrizia Mercolino e l’avvocato Petruzzi si sono recati nello studio del notaio Roberto Dante Cogliandro, in via dei Mille a Napoli, per predisporre gli atti preliminari alla nascita della Fondazione Domenico Caliendo. Un primo, concreto passo per trasformare il dolore di una madre in qualcosa di duraturo e utile per gli atri.
