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“Dirige l’orchestra Beppe Vessicchio”, l’omaggio al maestro. In apertura il ricordo di Baudo

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25.02.2026

Sanremo, 24 febbraio 2026 – Buio in sala. Silenzio. Poi una voce che non ha bisogno di presentazioni: “Benvenuti al Festival di Sanremo”. È la voce di Pippo Baudo, ed è come se il tempo si fosse fermato un secondo prima di ricominciare. 

Il jingle: “Perché Sanremo è Sanremo”, fa il resto. La 76ª edizione parte così, con un colpo al cuore studiato ma sincero. “È il primo Festival senza di lui, era doveroso iniziare con un omaggio”, dice Carlo Conti. In platea ci sono i figli Tiziana e Alessandro, e Dina, storica assistente. Baudo se n’è andato il 16 agosto 2025, a 89 anni. Eppure, in quell’istante, sembra ancora il padrone di casa.

Sanremo ha sempre avuto molti volti. Ma una sola voce capace di dire “buonasera” come fosse una dichiarazione d’identità nazionale.

Laura Pausini, ritorno all’Ariston con benedizione

“Bentornata a casa”. Conti accoglie così Laura Pausini, co-conduttrice di questa edizione. A presentarla, in clip, è ancora Baudo: il 1993, “La Solitudine”, una ragazza sconosciuta che diventa un fenomeno globale.

Pausini, fasciata in un abito sirena di velluto blu notte firmato Giorgio Armani Privé, non gira intorno all’emozione. Racconta che, quando Conti le ha proposto la conduzione, ha chiamato proprio Baudo: “Laura sei pronta, non aver paura, vai!”. Una frase semplice, paterna.

“Dirige l’orchestra il maestro Peppe Vessicchio”

Ci sono formule che fanno parte della liturgia laica del Paese. Una è questa: “Dirige l’orchestra il maestro Peppe Vessicchio”. La pronunciano, in un montaggio che attraversa decenni, Mike Bongiorno, Fabio Fazio, Raffaella Carrà, Baudo, Gianni Morandi, Amadeus, Conti.

Ogni volta, un applauso. All’Ariston parte una standing ovation che non ha bisogno di regia. Vessicchio è morto l’8 novembre scorso, a 69 anni, all’ospedale San Camillo di Roma, per una polmonite interstiziale precipitata in poche settimane. Con lui non se ne va solo un direttore d’orchestra. Se ne va una presenza gentile, una certezza televisiva.

Barba folta, sguardo buono, bacchetta discreta. Bastava un suo cenno e tutto sembrava trovare posto: orchestra, cantante, pubblico. Pausini lo ricorda così: talento, sì. Ma anche marito, padre, amico.

Il Festival che ricorda

Carlo Conti allarga lo sguardo. Ricorda Angela Luce, Tony Dallara, Sandro Giacobbe, Gianni Pettenati. E poi Maurizio Costanzo, scomparso tre anni fa esatti.

Nomi e voci che hanno attraversato epoche diverse della musica e della televisione italiana. Sanremo fa questo da sempre: celebra chi sale sul palco e non dimentica chi lo ha costruito. Domani sera il tributo sarà per Ornella Vanoni.


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