Nuovi colloqui Usa-Iran. “Incontri a stretto giro”. Proposta di pace cinese
Nuovi colloqui Usa-Iran «Incontri a stretto giro» Proposta di pace cinese La Casa Bianca conferma il dialogo: il Pakistan non ospiterà il negoziato Quattro navi legate a Teheran bucano il blocco navale di Hormuz
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Roma, 15 aprile 2026 – Israele e Libano provano a parlarsi e, nelle prossime ore, potrebbe esserci un nuovo round di negoziati fra Stati Uniti e Iran. Non più in Pakistan, che pure si era offerto di ospitarli dopo il primo giro andato a vuoto, ma in una sede ancora da definire: tra le ipotesi ci sono Ginevra, Turchia ed Egitto. A confermarlo è stato lo stesso Donald Trump, parlando di colloqui “nei prossimi due giorni”, mentre scorre il conto alla rovescia verso la scadenza del cessate il fuoco, fissata per il 21 aprile.
La situazione, però, resta estremamente tesa e tutti gli occhi sono puntati sullo Stretto di Hormuz, chiuso di fatto dalla guerra prima e dal blocco navale americano poi. Nelle prime 24 ore, il Comando centrale Usa ha riferito che sei navi mercantili sono state costrette a invertire la rotta e a rientrare nei porti iraniani dopo essere state intercettate. Secondo Bbc Verify, tuttavia, almeno quattro navi avrebbero attraversato lo Stretto e solo una parte di queste avrebbe poi fatto marcia indietro. L’area è presidiata da oltre 10mila militari statunitensi e da 15 unità della US Navy, impegnate in controlli che riguardano navi di tutte le nazioni dirette da e verso l’Iran.
Sul tavolo dei negoziati resta il nodo centrale del programma nucleare iraniano. Washington e Israele vogliono impedire a Teheran di dotarsi dell’arma atomica: Trump ha respinto la proposta iraniana di sospendere l’arricchimento dell’uranio per cinque anni, insistendo su uno stop di venti. Gli Stati Uniti chiedono anche la rimozione di circa 450 chili di uranio già arricchito, mentre Teheran punta a mantenerlo nel Paese, proponendo però di diluirlo. In cambio, la teocrazia chiede la revoca delle sanzioni e lo sblocco degli asset congelati all’estero.
In questo quadro cresce la pressione internazionale per riaprire Hormuz, snodo cruciale per il commercio globale. La Cina ha rilanciato un piano in quattro punti per la stabilità della regione, basato su sovranità, diritto internazionale, sviluppo e sicurezza. Anche l’Europa prova a muoversi: il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato con il suo omologo iraniano Massoud Pezeshkian, che ha aperto a una mediazione Ue, ribadendo che senza tregua in Libano non ci saranno progressi.
Intanto proprio il dossier libanese resta un ulteriore elemento di tensione. A Washington si sono incontrati gli ambasciatori di Beirut e Tel Aviv insieme al segretario di Stato Marco Rubio: un confronto storico tra due Paesi in conflitto permanente dal 1948, ma ancora lontani da una soluzione. Sul fronte europeo, Francia e Gran Bretagna hanno convocato per venerdì a Parigi una riunione dei Paesi «non belligeranti» per organizzare una missione difensiva, distinta da quella statunitense, con l’obiettivo di ripristinare la libertà di navigazione quando le condizioni lo consentiranno.
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