menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Andrea Graziosi: “Ci illudiamo di catalogare il mondo, ma oggi le etichette possono diventare un’arma”

10 0
23.08.2026

Articolo: “Lo scialo“ un affresco. Tutta la forza di Pratolini

Articolo: Daniele Michienzi: "Una lingua morta ancora viva. Il latino ci offre l’humanitas e ci arricchisce come persone"

Articolo: L’eroico silenzio di Irma Bandiera. Il romanzo della staffetta partigiana

Napoli, 23 agosto 2026 – Classificare è una necessità umana. “Uno strumento psicologico, sociale e politico indispensabile per navigare e comprendere il mondo”. Lo spiega Andrea Graziosi nel suo saggio Classificare gli umani, edito dal Mulino (200 pp., 17 euro). E tuttavia – sottolinea l’autore – tale pratica diventa pericolosa quando viene utilizzata dagli Stati per imporre un’omogeneità forzata. Partendo dall’analisi accurata di alcune categorie specifiche – etnia, nazione, razza, sesso e religione – costrutti storici spesso instabili e capaci di influenzare profondamente l’identità collettiva e di preparare il terreno alle violenze di massa e ai genocidi del Novecento, Graziosi ci accompagna nelle strettoie della meritocrazia moderna, che anziché liberarci ci incastra in nuove e feroci gerarchie, e arriva a smontare l’illusione della società aperta. Ma il saggio si sofferma anche su un altro paradosso della modernità: il cosiddetto “deep state”, che è in realtà lo stato amministrativo, non può che affidarsi a meccanismi burocratici, ora digitali. “Le etichette che utilizziamo per governare il mondo – sottolinea – finiscono col governare anche noi e la legge spesso cede il passo all’inevitabile ampiezza del potere amministrativo”.

Professor Graziosi, perché noi umani vogliamo classificare ogni cosa?

“Perché se non lo........

© Quotidiano