Diplomazia in stile MAGA: gli ambasciatori Usa agitano l’Europa. Cosa c’è dietro la strategia di Trump
Roma, 25 febbraio 2026 – Sebbene la loro qualifica ufficiale sia quella di “diplomatici”, i rappresentanti inviati da Donald Trump in Europa hanno adottato modalità d’azione che mettono in ombra la prassi diplomatica tradizionale: dalla promozione di “Melania: The Movie” all’organizzazione di fastose celebrazioni per i 250 anni dell’indipendenza americana, fino agli attacchi contro parlamentari locali in perfetto stile MAGA. Dal loro insediamento, avvenuto alla fine dell’anno scorso, diversi ambasciatori hanno avuto attriti con i governi dei Paesi ospitanti, intervenendo nei dibattiti politici interni e suscitando irritazione in capitali considerate storicamente tra le più solide alleate di Washington, come Parigi, Varsavia, Bruxelles e Copenaghen.
Gli incidenti diplomatici
In Francia, questa settimana, le autorità hanno deciso di prendere le distanze dall’ambasciatore Charles Kushner dopo il suo rifiuto di rispondere a una convocazione ufficiale legata a dichiarazioni giudicate da Parigi un’ingerenza politica. Il governo gli ha quindi limitato l’accesso ai ministri, misura che un funzionario francese ha motivato parlando di una “evidente incomprensione dei requisiti fondamentali della funzione diplomatica”.
In Belgio, l’ambasciatore Bill White ha annunciato su Instagram un divieto di viaggio contro un leader socialista, revocandolo pochi giorni dopo. Il ministero degli Esteri lo ha convocato due volte in due settimane dopo che aveva accusato il governo di antisemitismo.
In Polonia, l’ambasciatore Tom Rose ha polemizzato pubblicamente con il presidente del Parlamento sulla candidatura di Trump al Nobel per la pace.
In Danimarca, l’ambasciatore Ken Howery è stato criticato per aver rimosso le bandiere in onore dei soldati danesi caduti nelle missioni NATO.
Diplomatici dell’Unione affermano che questi episodi riflettono un cambiamento deliberato: una postura statunitense più conflittuale che mescola guerra culturale e approccio populista alle relazioni internazionali. Altri vi vedono qualcosa di meno strategico e più performativo: scontri ad alta visibilità pensati per un pubblico di uno solo a Washington, con ambasciatori che prendono di mira i critici europei dell’agenda economica e politica di Trump.
“Di solito un ambasciatore viene inviato per migliorare le relazioni con il Paese in cui è accreditato”, ha osservato con tono asciutto la commissaria europea belga Hadja Lahbib. In ogni caso, l’effetto è un crescente disagio nell’Unione, dove i governi devono gestire le turbolenze generate da un alleato che non possono permettersi di alienare.
In Europa fedelissimi di Trump
Potrebbe esserci una spiegazione semplice per le ripetute violazioni del decoro diplomatico: la maggior parte degli inviati di Trump non sono diplomatici di carriera. Il presidente ha invece inviato in Europa fedelissimi politici – tra cui Benjamin León Jr., ambasciatore in Spagna, finanziatore della nuova sala da ballo della Casa Bianca; il citato Kushner, ex detenuto e padre del genero; e, in modo forse più eclatante, Kimberly Guilfoyle, ambasciatrice in Grecia, ex modella diventata procuratrice ed ex fidanzata di Donald Trump Jr. Alcuni hanno inciampato ancora prima di presentare le credenziali.
Stacey Feinberg, nominata in Lussemburgo, ha suscitato critiche nel Granducato e a Pechino dopo aver promesso di “educare umilmente” i lussemburghesi sulla minaccia cinese. A Malta, polemiche hanno investito la candidata dopo che il marito era comparso nei file Epstein, chiedendo al defunto trafficante sessuale se una donna che frequentava fosse una “prostituta”.
La strategia complessiva resta opaca – soprattutto considerando che Trump non ha ancora nominato un ambasciatore a Berlino, uno dei posti europei più rilevanti per Washington. Pochi hanno dimenticato l’inviato del suo primo mandato, Richard Grenell, che riuscì ad alienarsi gran parte dell’establishment tedesco prima di tornare a Washington come direttore ad interim dell’intelligence nazionale. Il suo esempio sembra fungere da modello per la nuova generazione di ambasciatori.
Un numero significativo di inviati in Belgio, Francia, Estonia, Romania, Ungheria, Lussemburgo e Finlandia è di fede ebraica e diversi hanno posto l’antisemitismo al centro delle dispute con i governi ospitanti. Kushner era stato convocato all’inizio dell’anno per accuse di antisemitismo in Francia – respinte con fermezza dal presidente Emmanuel Macron.
La controversia si è intrecciata con tensioni sulle sanzioni statunitensi contro un giudice francese che aveva emesso mandati di arresto contro alti funzionari israeliani.
In Belgio, White è finito sulle prime pagine dopo aver accusato il governo di antisemitismo in una disputa sulla circoncisione rituale ebraica. Convocato dal ministro degli Esteri, ha ribadito le sue posizioni e imposto il divieto di viaggio – poi ritirato – a un politico socialista critico verso Trump.
“Il modus operandi sembra essere: provano qualcosa, vedono se funziona e se si inserisce nella loro strategia di sicurezza nazionale – creare divisione”, ha detto un funzionario belga, riferendosi ai piani USA per una “rinascita spirituale” europea.
Majda Ruge dell’European Council on Foreign Relations ha osservato che la dimensione ideologica è “piuttosto presente”, dato che molte politiche liberali europee si scontrano con l’agenda interna dell’amministrazione. Ma ha aggiunto che molte tensioni riflettono anche “l’ambizione di contrastare governi di Stati membri chiave che sono pro-UE e pro-regolazione”.
Al di là delle scenografie da guerra culturale, il motore principale potrebbe essere più prosaico: gli affari. In Belgio, funzionari interpretano le accuse di antisemitismo radicato o di élite corrotte come tentativi di indebolire leader socialisti contrari all’acquisto di armi americane.
Un ex diplomatico polacco ha collegato le recenti tensioni agli sforzi “per impedire all’Europa di avanzare con una legislazione comune europea” – in particolare strumenti di difesa che favoriscono produttori UE rispetto ai fornitori statunitensi.
Nuovi allineamenti politici
La Francia ha promosso una “preferenza europea” negli appalti per la difesa e guidato l’irrigidimento della regolazione digitale dei colossi tecnologici americani. In questa prospettiva, le schermaglie diplomatiche fanno parte di una più ampia competizione economica.
Ciò che inquieta maggiormente i funzionari europei è però il mutamento degli allineamenti politici. Gli inviati statunitensi dialogano sempre più con partiti un tempo tenuti a distanza da Washington.
“Una delle caratteristiche ideologiche più forti della seconda amministrazione Trump”, ha detto Ruge, “è che è molto più critica verso i partiti di governo di centro-destra e centro-sinistra, mentre sostiene partiti anti-UE, spesso collocati all’estrema destra”. In Francia, le tensioni seguite all’uccisione dell’attivista di estrema destra Quentin Deranque sono state amplificate non solo dai messaggi dell’ambasciata Usa, ma anche dagli interventi della premier italiana Giorgia Meloni e della leader dell’estrema destra francese Marine Le Pen.
Mateusz Piotrowski del Polish Institute of International Affairs ha avvertito che il tentativo di proiettare forza all’estero potrebbe rimodellare la politica in modi inattesi. La Polonia – a lungo tra le società più filo-americane d’Europa – sta registrando un cambiamento percepibile nell’opinione pubblica, con l’ottimismo sulla cooperazione con Washington in erosione.
In Francia, un recente rialzo nei consensi di Emmanuel Macron, dopo mesi ai minimi storici, è stato attribuito anche al suo tono fermo verso Trump. Con le presidenziali del 2027 all’orizzonte, una vicinanza eccessiva a Washington sta diventando un peso per il partito di Le Pen.
Charles Kushner avrebbe chiamato martedì (24 febbraio) il ministro degli Esteri francese promettendo di non “interferire” negli affari francesi.
