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I raid israeliani sul Libano: “Una punizione collettiva”. L’analista: è come a Gaza

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12.04.2026

La disperazione di una donna libanese A destra, l’analista David Wood, in passato giornalista del Guardian

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Roma, 12 aprile 2026 – “Israele deve per forza coinvolgere Hezbollah nei negoziati in Libano”. David Wood, analista senior di Crisis Group, un passato di giornalista per Guardian e Al Jazeera, vive a Beirut e non ha dubbi su come si possa uscire da questa crisi.

Wood, è una guerra contro il Libano o contro Hezbollah?

“Israele sostiene di attaccare Hezbollah, ma ha sferrato attacchi in aree civili densamente popolate. Sa di causare vittime civili in massa, distrugge interi condomini senza avvertire i residenti. Tutto il popolo libanese soffre, specialmente la comunità sciita: è una punizione collettiva da parte di Israele”.

Il presidente Aoun può fare dimettere i ministri di Hezbollah come vorrebbe Israele?

“Sarebbe una mossa inutilmente provocatoria. Qualsiasi colloquio tra Israele e il Libano dovrà ricevere l’approvazione di Hezbollah. Non ha senso tenere colloqui sulla rinuncia alle armi da parte di Hezbollah senza il suo consenso. Che senso ha licenziare i ministri di Hezbollah? Si ottiene solo di provocare Hezbollah e indurla a sostenere che il governo collabora con Israele contro la comunità sciita”.

Israele vuole ridurre parte del Libano in una nuova Gaza?

“Sono i leader israeliani a paragonare apertamente parti del Libano a Gaza. E se guardate i villaggi distrutti da Israele nel sud e li confrontate con le foto di Gaza, sembrano uguali”.

Israele si prenderà il territorio libanese fino al fiume Litani?

“Il Litani è a 30 chilometri dal confine, ora si parla di una zona di sicurezza più piccola, di circa otto chilometri. Indipendentemente dalle dimensioni della zona di sicurezza, Israele impedisce a centinaia di migliaia di libanesi di tornare nelle loro case, ha interrotto gli accessi stradali a sud del Litani e bombardato l’ultimo ponte, tagliando fuori il sud dal resto del Paese”.

Come può finire la guerra?

“Il modo più probabile per porvi fine in modo pacifico è avviare negoziati che coinvolgano non solo Hezbollah, ma in qualche modo anche l’Iran. Finché Hezbollah avrà ancora il sostegno dell’Iran non potrà esserci un vero accordo di cessate il fuoco”.

Ma Israele lo accetterà?

“Israele ha due opzioni. Ricorrere alla diplomazia (ma non si fida del governo libanese), oppure sconfiggere Hezbollah militarmente. Ma si rende conto di non poterlo fare: se non è riuscito a distruggere completamente Hamas a Gaza, come potrà distruggere Hezbollah in Libano? Dovrebbe invadere vaste parti del Libano: morirebbero tantissimi israeliani. Israele sa che non può raggiungere i suoi obiettivi militarmente”.

Ci sono circa un milione di rifugiati ora in Libano, una bomba sociale. Quali sono i rischi?

“È una bomba sociale che potrebbe esplodere da un momento all’altro. Israele non ha attaccato solo le zone dove Hezbollah ha una forte presenza, ma anche le zone di altre comunità. I membri delle comunità non sciite hanno paura ad affittare immobili agli sfollati ma oggi un libanese su cinque è un rifugiato. Per ora non ci sono stati episodi di violenza di rilievo tra i rifugiati e le altre comunità. Ma non c’è alcuna garanzia che le cose rimangano così”.

L’Europa può svolgere un ruolo per arrivare alla tregua?

“Una soluzione potrebbe arrivare dall’Italia: Meloni ha incoraggiato Israele e Hezbollah a ridurre il conflitto, ha un buon rapporto con il governo israeliano e con Trump. Israele respinge gli appelli dei Paesi europei, ma è molto più difficile ignorare le preoccupazioni degli Stati Uniti. Bisogna convincere gli Stati Uniti che se Israele continua a combattere in Libano, sarà molto meno probabile la stabilità in tutto il Medio Oriente. Questa guerra è una punizione collettiva”.

Con quale animo si vive in Libano oggi?

“Io non sono in Libano da tre settimane ma ci tornerò presto. Tutti hanno paura, non solo chi fa parte di Hezbollah. La gente è ancora più spaventata dopo mercoledì quando Israele ha sferrato 100 attacchi in 10 minuti, uccidendo centinaia di persone e colpendo zone ritenute sicure. I libanesi hanno paura anche ad uscire per la spesa”.

La sua casa è al sicuro?

“In questi giorni sto ospitando un amico sfollato con la famiglia. Mi ha chiamato perché c’è stato un attacco israeliano a 100 metri da casa mia: era al piano di sotto a buttare la spazzatura, le bombe lo hanno mancato di un soffio. Eppure la mia zona dovrebbe essere sicura, secondo la logica di questa guerra”.

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