Alessandro morì a 17 anni in canoa, quattro condanne. Il papà: “Non ci siamo mai arresi”
Alessandro Ferriani morì durante un allenamento in canoa a Casalecchio nel 2019, oggi la sentenza di primo grado
Articolo: Come sta il bimbo di 3 anni coinvolto nel terribile incidente nella galleria di Ancona
Articolo: Canoista di 17 anni morto nel fiume: chieste quattro condanne
Articolo: Morì con la canoa, risarcimento alla famiglia
Casalecchio (Bologna), 19 marzo 2026 – “Siamo soddisfatti. Non ci siamo mai arresi, come ci si poteva arrendere? Ma sono stati anni molto difficili, e lo saranno anche gli anni da qui in avanti”. Poche parole, dette quasi sottovoce, dal papà di Alessandro Ferriani - morto a 17 anni nel febbraio 2019 durante un’esercitazione in canoa alla chiusa di Casalecchio -, commentando la sentenza che arriva dopo che per tre volte la famiglia si è opposta all’archiviazione del caso: una sentenza con cui vengono condannati tutti e quattro gli imputati. Le pene vanno da 4 mesi a un anno e 8 mesi.
Di cosa sono accusati gli imputati
Si è chiuso così, questo pomeriggio, il processo di primo grado a Bologna sulla morte del 17enne durante l’allenamento. I quattro imputati- assistiti dagli avvocati Fabio Pancaldi e Ivan Dall’Ara- erano accusati a vario titolo di omicidio colposo, falso e favoreggiamento, e nei loro confronti la pm Francesca Rago aveva chiesto al giudice Giuseppe Pighi la condanna a pene che andavano da un anno a un anno e sei mesi.
Nel dettaglio, l’assistente di base Enrico Partemi è stato condannato a quattro mesi, anziché a un anno come aveva chiesto la Procura, e l’allora presidente del Canoa Club Gianluca Zannoni - che è stato assolto da una parte delle accuse - è stato condannato a un anno, la stessa pena richiesta dalla pm. Gli altri due imputati sono invece stati condannati a pene superiori a quanto richiesto dalla Procura: il responsabile Formazione del Comitato regionale della Federazione Canoa, Claudio Camporesi, è stato condannato a un anno e sei mesi, a fronte di una richiesta di pena di un anno e due mesi, mentre l’istruttore di secondo livello Michele Malossi, per il quale la Procura aveva chiesto una pena di un anno e sei mesi, è stato condannato a un anno e otto mesi.
Vicenda lunga e dolorosa
Una storia, questa, che è durata più di sette anni e che ha attraversato diverse fasi, tra cui, appunto, tre richieste di archiviazione.
Inizialmente nel procedimento si erano costituiti parte civile i genitori della vittima, che però hanno revocato la loro costituzione dopo aver raggiunto un accordo per un risarcimento. Per tutti gli imputati è stata disposta la sospensione della pena. Le motivazioni della sentenza verranno depositate nel giro di 90 giorni.
Uno degli avvocati degli imputati
“Dispiace molto. Faremo sicuramente ricorso – le parole dell’avvocato Pancaldi fuori dall’aula –, il punto della questione, per Malossi, è stato il concetto di presenza. Lui in quel momento era con un’altra ragazza che si stava allenando”, e l’avvocato solleva il tema dei regolamenti sportivi “che non contemplano il concetto di presenza ai fini della sicurezza”.
Come morì Alessandro Ferriani
Quel giorno, erano quasi le 17 quando Ferriani si rovesciò con la canoa e non riuscì più a tornare in superficie. Stando a quanto ricostruito, l’istruttore aveva cercato prima di aiutarlo con un remo, poi si era gettato in acqua per fargli guadagnare la riva. Ma era stato tutto inutile.
© Riproduzione riservata
